L'amico immaginario
30 Dicembre 2010
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1 minuto

L'amico immaginario

È piuttosto comune, soprattutto per i bambini intorno ai 2 anni, avere un amico immaginario con cui giocare e trascorrere le giornate.

Immaginare un amico che in realtà non esiste è una fase molto comune nei bambini intorno ai 2-3 anni di età. In questo periodo di vita l'immaginazione è molto fervida e non sempre i bambini riescono a distinguere nettamente la realtà dalla fantasia. Per il bambino si tratta di una persona in carne ed ossa, con cui poter giocare, parlare, condividere le sue giornate. In verità, non c'è nulla di male se il vostro bambino ha un amichetto immaginario; la cosa potrebbe diventare preoccupante solo se questa "amicizia" persiste a lungo.

L'amichetto immaginario di vostro figlio può servirgli anche per comunicarvi cose che egli avrebbe timore a dirvi. Se, ad esempio, il bambino ha commesso qualche marachella ed ha paura della vostra reazione, sicuramente incolperà il suo amico, in modo che ve la prendiate con lui. Ogni volta che farà qualche cosa che sa che voi disapprovereste, tenderà a dare la colpa al suo amichetto immaginario, quasi per "tastare il terreno".

È importante, quindi, non essere aggressivi con l'amichetto, altrimenti non farete che avallare la sua teoria sulla vostra irascibilità e penserà di aver fatto la cosa giusta ad incolpare l'amico. Invece, bisogna dimostrare una grande pazienza ma essere molto fermi nel contrastare ciò che dice. No, quindi, a scenate nelle quali lo accusate di inventarsi l'amico o di mentire o ancora di essere sciocco. Sì, invece, ad una posizione netta nell'impedire che vi controlli nelle scelte. La soluzione migliore è fargli capire che siete presente e che potete aiutarlo se ha bisogno, che non lo aggredirete se commetterà qualche sbaglio.

Se poi vi rendete conto che passa più tempo con il suo amico irreale che con gli altri amichetti, allora è il tempo di prendere in mano le redini della situazione. Spingetelo a vedere più spesso gli altri amici ed i compagni di scuola, a socializzare, magari a fare sport, meglio se di squadra, ma senza colpevolizzarlo per la situazione o rimproverarlo di stare sempre rintanato in casa.

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