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Rosolia: cause, sintomi e rischi in gravidanza

Rosolia: cause, sintomi e rischi in gravidanza

Fastidiosa ma non problematica, la rosolia colpisce soprattutto i bambini in età scolare. In gravidanza, invece, diventa un serio pericolo per il feto.
In questo articolo:

La Rosolia è una delle malattie esantematiche più comuni in età scolare (tra i 5 ed i 12 anni), dura all'incirca 1-2 settimane e, una volta contratta, dà un'immunizzazione teoricamente permanente. La rosolia si presenta come una malattia infantile fastidiosa, ma non problematica.

Che cos'è la rosolia

La rosolia (detta anche Morbillo attenuato o morbillo tedesco) è la più lieve di tutte le malattie esantematiche, al punto che molte persone, pur avendola contratta, non se ne ricordano e molte madri, in assenza di epidemie, non si accorgono che il bambino ne è affetto, scambiandola per un lieve “sfogo” di tipo allergico. È caratterizzata da un'eruzione maculare rosa che coinvolge tutto il corpo, di breve durata, non pruriginosa, e, soprattutto, da una linfoadenite generalizzata che costituisce il segno tipico della malattia.

Le cause della rosolia

È causata dall’Infezione da parte di un piccolo virus sferico contenente RNA, classificato come togavirus.

Epidemiologia

Prima dell’introduzione in commercio del Vaccino specifico, la rosolia si manifestava sotto forme di epidemie ogni 6-9 anni, soprattutto in età scolare, nelle caserme e nei campus americani. Dall’introduzione in USA del vaccino, nel 1969, l’epidemiologia è radicalmente mutata: non si sono più verificate epidemie maggiori dopo quella del 1964, che hanno invece continuato a presentarsi nei paesi in cui la politica sanitaria non prevede il ricorso alla vaccinazione.

Leggi anche:
Il morbillo è una malattia infettiva altamente contagiante causata dal paramyxovirus. Sottoporsi al vaccino è l'unica forma di prevenzione.

I rischi per le donne in gravidanza

Un aspetto importante della rosolia è che, nonostante la sua apparente innocuità, costituisce un rischio grave per le donne in gravidanza, dal momento che se una donna la contrae nel primo trimestre di gestazione ha il 90% di probabilità di trasmette l’infezione al feto, con un esito in aborto (nel 20% dei casi) o in gravi malformazioni e danni neurologici. Questo è il motivo per cui è vivamente consigliato vaccinare contro la rosolia tutte le bambine, prima dell’età fertile. Ovviamente il vaccino può anche essere fatto a donne adulte che ancora non hanno contratto la malattia e che possono andare incontro ad una gravidanza, ricordando che la vaccinazione deve escludere l’inizio di una gestazione per almeno 2-3 mesi.

Segni e sintomi della rosolia

Il tempo di incubazione è di 14-15 giorni, dopo di che compaiono i sintomi, lievi: una eruzione cutanea di colore pallido che inizia al volto e al collo, preceduta di 6-7 giorni da una linfoadenite latero-cervicale ed occipitale, spesso in assenza di rialzo febbrile. In casi limitati può essere presente un malessere di tipo influenzale e una linfoadenite generalizzata, ma l’entità dei sintomi è sempre molto ridotta.

Dal volto e dal collo l’eruzione si diffonde rapidamente al resto del corpo, in maniera molto fugace: quando le macchie raggiungono l’addome spesso sono già scomparse dalla faccia. La pressione con un vetro di occhiali le fa impallidire e la cute attorno alle macchie non è mai arrossata. Il prurito è assente e solo in casi limitati il bambino lamenta cefalea non grave. Un segno tipico è dato dall’enantema: piccole macchioline rosse che compaiono sul palato molle, contemporaneamente all’esantema cutaneo.

A partire dal terzo giorno l’eruzione scompare (ma spesso addirittura entro 24 ore, e questo spiega il fatto che molti bambini contraggano la rosolia senza che i genitori se ne accorgano).

Complicazioni

A differenza del morbillo, non si riscontrano mai infezioni secondarie e la guarigione è rapida e completa. Solamente nell’adulto possono presentarsi poliartralgie che durano anche 10 giorni dopo l’eruzione, coinvolgendo soprattutto le ginocchia e le articolazioni di mani e piedi. Molto frequente, ma senza alcuna conseguenza, è la trombocitopenia che accompagna la malattia, mentre in un caso su 5.000 può verificarsi una meningo-encefalite di breve durata ed a risoluzione spontanea.

Terapia della rosolia

Non esiste una terapia specifica e si può adottare una terapia sintomatica solo nei pochi casi in cui il corredo sintomatologico è imponente: antipiretici, analgesici per la cefalea e le artralgie. Gli antibiotici sono inutili e potenzialmente dannosi, per cui devono assolutamente essere evitati.

Come prevenire la rosolia

L’unica forma possibile di prevenzione è data dalla somministrazione del vaccino, a base del virus vivo attenuato, consigliata soprattutto alle donne che non hanno contratto l’infezione naturale e che si avviano al loro periodo fertile. L’efficacia protettiva è del 98%-99% dopo la prima dose e raggiunge praticamente il 100% con la dose di richiamo. Un tempo era disponibile il vaccino contro la rosolia, mentre attualmente in commercio esiste il vaccino trivalente, che protegge contro morbillo, rosolia e parotite, consistente in una dose da iniettare verso il 13°-15° mese di vita, e un richiamo da eseguirsi a 5-6 anni.

 

Per approfondire guarda anche: “Gravidanza: quali sono le malattie infettive pericolose?“

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Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2022
5 minuti di lettura

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