Cos'è l'amore in psicologia?

Cos'è l'amore in psicologia?

Lo psicologo Sternberg definisce l’amore come il risultato di intimità, passione e decisione-impegno. Ecco come si riconosce.

Il San Valentino del 2022 è connotato dall’amore romantico tutto al maschile. Ebbene sì, le ricerche psicosociali che hanno intervistato il comportamento dei consumatori online rivelano il primo dato che stupisce ovvero la marcata attenzione e partecipazione attiva degli uomini nel celebrare la giornata, rispetto alle donne, dimostrandosi amanti dell’amore in tutte le sue forme.

La ricerca di condividere un’esperienza, che sia una cena o un piccolo viaggio, è tra i regali più quotati. In alternativa, gli utenti mostrano di preferire piccoli pensieri, tra cui lettere d'amore. Il dato però più significativo è che la maggioranza degli intervistati dichiara che l’amore in sé va celebrato ogni giorno, indipendentemente dalle ricorrenze. Forse questo dato potrebbe aprire una riflessione profonda sul particolare momento storico che ci ha esposto alle importanti limitazioni sociali.

Cos'è l'amore in psicologia?

Nel vocabolario Treccani, l’amore è definito come “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”. Lo psicologo cognitivo Sternberg definisce l’amore come il risultato di tre elementi fondamentali: intimità, passione e decisione-impegno. Quindi un mix tra una dose di confidenza e affinità, incluso un coinvolgimento fisico e sessuale. La componente di impegno nel decidere di amare è la responsabilità di mantenere nel tempo la relazione.

Lo psicologo Maslow, noto per la teoria dei bisogni, descrive due tipi di amore:

  • un amore adolescenziale, romantico ma immaturo, che si basa sul colmare i propri vuoti del proprio ego appoggiandosi sull’altro, generando così dipendenza affettiva;
  • un amore più maturo, che presuppone amore per sé stessi, in cui il rapporto dell’altro è un arricchimento, una completezza.

La chimica dell'amore

Ma dietro l’amore c’è anche la chimica. Studi di neuroimaging hanno calcolato il tempo necessario per innamorarsi: solo 20 centesimi di secondo. Il nostro cervello si attiva dopo aver visto la nostra dolce metà o anche solo dopo averci pensato.

Durante il corteggiamento sono rilasciate quantità massive di dopamina, un neurotrasmettitore che ci fa provare piacere ed euforia; nella successiva fase, l’innamoramento, i livelli di dopamina continuano ad aumentare, insieme ad altre due molecole, la noradrenalina e la feniletilamina, che possono causare insonnia e perdita di appetito. livelli di serotonina si possono alterare, al punto di trasformare in un pensiero ossessivo la ricerca dell’altro/a. Dopo questa fase si concretizza il mantenimento del legame: l’ormone ossitocina fa da padrona, rinforzando i comportamenti di cura e attenzione verso l’altro/a.

Dopo un anno e mezzo o più, il cervello si trova in uno stato in cui l’idealizzazione dell’altro/a lascia il posto ad una crescita congiunta e di accettazione delle differenze, se la relazione è funzionale.

Come riconoscere quando non è amore?

Non è amore quando implica violenza, sofferenza profonda e mancanza di rispetto. Lo psicologo John Gottman sottolinea che i segnali di una relazione che non ha i valori dell’amore sono:

  • una comunicazione autoreferenziale che esclude l’altro/a;
  • disprezzo
  • critiche
  • svalutazione della persona.

In questi casi è bene interrompere la relazione, per non incorrere in escalation negative che possano portare a tragici epiloghi come dimostrano i dati in aumento in relazione alla violenza di genere.

Quando l’amore si basa sull’accettazione e rispetto dell’altro senza limiti in dare e ricevere e senza aspettative, allora la relazione sarà duratura e appagante.

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