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Esperto Risponde

impotenza e relazioni sociali

Anni fa ho avuto un problema di impotenza con una ragazza della mia comitiva, adesso per colpa di un amico che ha divulgato la notizia, mi ritrovo a disagio in quanto le persone che frequento ancora di quel "giro di amicizie" sanno di questo mio problema intimo e personale, il tutto per colpa del suddetto amico tutt'altro che riservato. Volevo consigli su come comportarmi. Fare finta di nulla e continuare a frequentare le suddette amicizie che comunque, data la situazione un pò di imbarazzo me lo creano; oppure tagliare defintivamente con il passato e cercare "facce nuove" cercando quindi nuove amicizie!Attendo una risposta.Grazie per l'attenzione!Con i Migliori Saluti!
Risposta del medico
Specialista in Psicoterapia
Gentile utente, mi pare di capire che il problema di anni fa, sia diventato "un suo problema attuale intimo e personale". Questo è il problema. Come disse una volta un urologo “fare cilecca può capitare a tutti”, quindi il punto non è se una volta va male, ma se si entra nell’ottica sbagliata che anche le altre andranno sempre male. E da ciò che scrive, spero di sbagliarmi, ma mi sembra di capire che si sia già attribuito da sé questa etichetta, al di là di quello che possono pensare gli altri. Questo è il problema principale. Il problema secondario sta nel fatto che lei è effettivamente impotente, ma non a livello sessuale, quanto a livello sociale: gira una voce, lei conosce il responsabile e non fa nulla, rendendosi di fatto impotente, e rinforzando ulteriormente il concetto di impotenza. Non solo non fa nulla, ma medita di scappare, come chi delude sessualmente una partner, e ne cerca un’altra non per stare bene con lei, ma per collaudare la propria impotenza. Cosa che fanno spessissimo i ragazzi impotenti, il 90% dei quali non ha nessun problema organico, ma solo un perverso circolo mentale disfunzionale: è andata male, andrà sempre male, gli altri ci riescono mentre io sono difettoso, non sarò più in grado di tornare come prima = il sesso non è più un dare e ricevere amore, o attenzioni e piacere, ma solo un collaudo autolesionistico ed egoistico che si sa già come andrà a finire. Come insegna il prof. Broccoli, il termine “crisi” deriva dal greco “crisis” che significa cambiamento; se vorrà superare questa crisi dovrà entrare a patti con un cambiamento obbligatorio: o diventare psicologicamente impotente, o affrontare e risolvere il problema. Io al posto suo sceglierei la seconda strada. Quindi le dico cosa farei io, dal momento che non conosco lei: 1) Andrei a pescare “l’amico” che ha messo in giro la voce, e gli mostrerei “quanto sono forti le mie braccia”. Fuor di metafora, rinforzerei il concetto di potenza che ho di me. 2) Andrei da un buon psicoterapeuta che in 10 sedute lavori sodo assieme a me per spezzare le mie catene. La invito a cogliere lo spirito delle soluzioni che le ho proposto, che non vogliono essere un manuale fai da te (nel caso, è un manuale che funziona solo per chi lo scrive) , ma uno stimolo per il pensiero e la riflessione. Spero che il mio contributo le sia stato utile. Dr. Delogu Ipnosicagliari.blogspot.com P.S: trovo la sua lettera particolarmente interessante. Posso pubblicarla assieme alla mia risposta sul mio blog? Mi risponda pure privatamente, trova la mail all’interno del profilo presente nel blog.
Risposto il: 17 Febbraio 2010