Mammografia tra rischi e benefici

mammografia tra rischi e benefici

La mammografia è nuovamente al centro di infuocati dibattiti. Funziona oppure no per diagnosticare precocemente il tumore al seno?

Da anni ormai ci si interroga sull'efficacia di questo esame e sul rapporto rischio/beneficio che ne deriva. Come ribadito dall'Istituto Superiore di Sanità In Italia, i programmi di screening mammografico messi in atto nelle regioni italiane prevedono l’esecuzione di una Mammografia ogni due anni nelle donne tra i 50 e i 69 anni.

Un’indicazione in linea con gli altri Paesi. Gran parte della comunità scientifica internazionale ritiene che sottoporre le donne di questa fascia di età a mammografie biennali riduca del 20% la mortalità per Tumore. Per alcuni, però, questi benefici non sono del tutto evidenti e i rischi della mammografia sono legati soprattutto alle sovradiagnosi.

La mammografia è, infatti, certamente un esame radiografico quindi espone la paziente ad una certa quantità di raggi, tuttavia i tempi nei quali viene effettuata la mammografia rende i benefici superiori ai rischi. Come spiega l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, infatti, “l'intervallo di età e la periodicità con cui viene effettuato lo Screening mammografico su donne senza segni o sintomi sono stabiliti in modo che i benefici di una diagnosi precoce sovrastino i possibili rischi legati alle radiazioni, o gli effetti indesiderati del trattamento di tumori che non avrebbero influito sulla qualità o l'aspettativa di vita (sovradiagnosi)”.

La comunità scientifica pone al centro dell’eterno dibattito sui rischi connessi alla mammografia soprattutto il problema della sovradiagnosi e dei falsi positivi. La sovradiagnosi riguarda noduli e lesioni che hanno tutte le caratteristiche dei tumori maligni e che quindi vengono trattati come tali ma che probabilmente se lasciati stare non si svilupperebbero mai né creerebbero problemi; il 'falso positivo', invece, riguarda i noduli anomali che necessitano di approfondimenti più invasivi, come la biopsia, che alla fine rilevano che si tratta di noduli benigni.

Tuttavia, nonostante questi dubbi, la mammografia resta, a detta della maggior parte degli esperti, un esame importantissimo per individuare tumori anche di piccole dimensioni e, come ha dichiarato nei giorni scorsi il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, può salvare la vita. Secondo i dati dal Servizio Sanitario britannico la mammografia in pratica salva la vita a una donna ogni 200 esaminate.

Che strada percorrere, dunque? Inutile, dichiara la gran parte della comunità scientifica, anticipare a 40 anni lo screening periodico con la mammografia, mentre resta molto utile raccomandare con forza la mammografia ogni due anni a tutte le donne di età compresa tra 50 e 69 anni (qualcuno azzarda anche fino a 75 anni) indipendentemente dai fattori di rischio presenti, come precedenti familiari.

Il punto di vista
Medicina generale

La mammografia è una radiografia eseguita con dosaggi particolari di radiazioni, che riesce ad identificare la presenza di nodi sospetti nella mammella. 

Tutte le linee-guida internazionali stabiliscono in 50 anni l'età ideale per iniziare un programma di screening mammografico di popolazione, e i dati dell'OMS dicono che nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 65 anni l'esecuzione di una mammografia ogni due anni comporta una riduzione dei decessi da cancro mammario del 16%, pertanto l'intervallo di due anni è stato adottato quale timing ottimale. È bene ricordare che stiamo parlando di donne sane o apparentemente tali: i casi particolari o personali non devono costituire variabili decisionali in uno screening di popolazione. 
 

18/07/2018
13/05/2015
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