Stress lavorativo: le aziende italiane difendono la salute dei propri dipendenti

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Stress da lavoro. Da oggi non sarà solo una definizione un po’ generica per indicare una vasta gamma di disagi che vanno dal semplice momento di tensione al vero e proprio esaurimento psicofisico, ma dovrà essere misurato da ogni azienda italiana in base a precisi parametri di valutazione.

Lo ha stabilito il Ministero del Lavoro che ha emanato le linee guida per valutare lo stress tra i lavoratori ed eventualmente attuare seri e concreti provvedimenti per ridurlo.

Nel 2004, venne siglato a Bruxelles un Accordo tra le parti sociali nel quale si legge che lo Stress sul luogo di lavoro è “una condizione, accompagnata da sofferenze o disfunzioni fisiche, psichiche, psicologiche o sociali, che scaturisce dalla sensazione individuale di non essere in grado di rispondere alle richieste o di non essere all’altezza delle aspettative".

E a leggere i dati dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro - che denuncia che in Italia un lavoratore su quattro soffre di Stress sul lavoro - si comprende chiaramente l’esigenza di adoperarsi affinché il lavoro non venga più vissuto come una condizione ad alto rischio di stress e tensione psicoemotiva ma come un’attività ineluttabile e gratificante, attraverso la quale un individuo trova la propria realizzazione.

Dal primo gennaio, dunque, ogni azienda italiana sarà obbligata a valutare il grado di stress che si respira tra i lavoratori.

Come? Qualche suggerimento lo hanno dato gli esperti chiamati dal Ministero a stilare le linee guida. In una prima fase l’azienda analizzerà lo stress tra i lavoratori più a rischio: i turnisti, gli operatori di call center, i lavoratori costretti a svolgere sempre la stessa mansione. Poi il cerchio si allargherà a macchia d’olio coinvolgendo tutti i dipendenti attraverso questionari, che verranno compilati in forma anonima, interviste e focus group.

Un eccessivo assenteismo, un’anomala Incidenza di infortuni sul lavoro o malattie professionali, una frequente rotazione del personale: sono questi i principali elementi che vanno tenuti presente e che possono essere indice di un elevato stress tra i lavoratori.

Le cause possono essere molteplici: una organizzazione di orari e incarichi troppo rigida o inadeguata, una eccessiva pressione o un carico di compiti e responsabilità troppo grande, il mancato riconoscimento delle competenze e delle professionalità, un problema di relazione tra colleghi o con il capo. 

Ma nel concreto come si tradurrà questo impegno al riconoscimento e alla lotta allo stress nelle aziende italiane, in larga parte aziende a conduzione familiare o di piccole e medie dimensioni?

Gli esperti sono fiduciosi: l’importante è partire. Ogni azienda avrà ampio margine di manovra per decidere quali strumenti utilizzare per valutare lo stress dei lavoratori e in una prima fase potranno affidarsi a check list validate, come quelle dell’Ispels o quelle stilate dalle Regioni.

Il punto di vista
Psicologia e Psicoterapia Psicologia clinica

Molto interessante e sicuramente una buona iniziativa.

Probabilmente però, guardando ai dati di realtà aggiungo che rendere più umane le condizioni lavorative, più decenti ed adeguati al costo della vita gli stipendi, più stabili i contratti di lavoro, stroncherebbe alla radice il problema e magari le aziende (e lo dico anche a discapito della mia categoria per esempio) potrebbero risparmiare in test e psicologi del lavoro.

26/05/2015
24/01/2011
TAG: Medicina del lavoro | Salute sul lavoro