Tumore del colon-retto: come e perché 'tenersi controllati', l'importanza del fattore tempo

Il rischio recidiva - I controlli periodici - Dieta e prevenzione

Dopo il trattamento chirurgico del tumore del colon-retto, può verificarsi una Recidiva a distanza di tempo. Un'evenienza che in oltre il 90% dei casi avverrà entro 5 anni dalla prima diagnosi. Una recidiva può essere locale o a distanza (metastasi) o entrambe.

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Il rischio recidiva

Nei tumori del colon, la probabilità di subire una recidiva locale è modesta, mentre possono verificarsi metastasi localizzate al fegato. Al contrario, per i tumori del retto è maggiore l'incidenza di recidive locali e degli organi interni del bacino (recidive pelviche) piuttosto che di Metastasi (in genere polmonari).

La probabilità di recidiva è minore se la dimensione del primo Tumore era inferiore ai 3 cm e se la malattia era a uno stadio precoce (stadio I o II). Il rischio di sviluppare una metastasi localizzata al fegato è invece circa del 30-40% se il tumore primitivo era di stadio III.

Come per ogni altro tumore, anche per le recidive le possibilità di cura sono migliori se la diagnosi è tempestiva. Per questa ragione, le procedure per i controlli periodici (follow-up) prescritti a chi a subito un intervento chirurgico per il trattamento di un tumore primitivo del colon retto rispondono a due obiettivi:

  1. individuare un'eventuale recidiva locale, quando è ancora trattabile;
  2. individuare eventuali metastasi a distanza (epatiche o polmonari, soprattutto) quando sono ancora in fase asintomatica e, possibilmente, resecabili.

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I controlli periodici

I controlli possono comprendere:

  • la visita medica
  • la ricerca dei marcatori CEA e CA19,9
  • la colonscopia di controllo
  • ecografia epatica o TAC addominale e radiografia del torace
  • PET
 

 

 

 

L'opportunità e la periodicità di questi controlli è decisa dall'oncologo in base a molti fattori, tra i quali il rischio presunto di recidiva o di metastasi, la localizzazione del tumore primitivo (se al colon o al retto) e l'età più o meno avanzata del paziente.

Per esempio, marcatori tumorali - il CEA (antigene carcino-embrionario) e il CA 19.9 detto anche GIKA - sono di scarsa utilità nella diagnosi precoce, ma possono essere importanti per la verifica della ripresa della malattia, poiché i loro valori risultano aumentati in caso di recidive. Analogamente, sottoporsi a una PET può essere appropriato in presenza di un sospetto laboratoristico o di diagnostica per immagini non altrimenti chiaribile.

In caso di positività alle indagini per l'individuazione precoce di metastasi, la ricerca farmacologica ha messo a punto una terapia personalizzata a bersaglio molecolare che può, in casi ben selezionati, rendere operabili tali nuove lesioni. È grazie alle nuove terapie (e alla precocità della diagnosi) che in questi ultimi anni la sopravvivenza in caso di metastasi epatiche di tumore del colon-retto è aumentata in modo significativo.

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Dieta e prevenzione

Una dieta giusta ed equilibrata può aiutare, chi ha già superato con successo l'intervento chirurgico per l'asportazione di un primo tumore intestinale, a prevenire una recidiva di questo tumore?

Stando agli studi pubblicati in particolare negli Stati Uniti, sembra di sì. Di certo, una dieta sbagliata, cioè un'alimentazione basata prevalentemente sulla cosiddetta dieta occidentale, può essere associata a un aumento del rischio di recidive e di mortalità tra i pazienti reduci dal trattamento chirurgico e chemioterapico di un tumore del colon-retto in stadio III.

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Per approfondire:

  • Tumore del colon-retto: il potenziale anti-cancro dello stile di vita e delle abitudini alimentari

 

Riferimenti bibliografici

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15/02/2013