Esiste un'interazione tra batteri intestinali e sistema nervoso centrale
05 Febbraio 2015
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2 minuti

Esiste un'interazione tra batteri intestinali e sistema nervoso centrale

Cureremo malattie grazie a batteri intestinali che agiscono sul sistema nervoso? Gli scienziati si interrogano sull'argomento.

È apparsa di recente sul Journal of Medicinal Food - ad opera di un gruppo di scienziati della Foundation for Integrated Medicine di New York - una summa di tutte le ultime ricerche sulla relazione tra composizione della flora batterica intestinale e sistema nervoso centrale nell’uomo.

Vediamone i punti salienti:

  • Il microbioma di un uomo adulto contiene di norma 5 diversi gruppi di batteri e quelli maggiormente rappresentati sono Firmicutes e Bacteroidetes, mentre Actinobacteria, Proteobacteria e Verrucomicrobia sono solo il 2% del totale;
  • Una dieta ricca di proteine animali favorisce la crescita dei Bacteroides; in chi segue una dieta vegetariana o una ricca in monosaccaridi hanno la meglio, invece, i Prevotella; mentre un elevato consumo di oligosaccaridi favorisce la crescita dei Bifidobacteria, il ceppo più rappresentato nell’intestino dei neonati allattati al seno;
  • I Batteri che popolano il nostro intestino sono centinaia di miliardi e contengono circa 4 milioni di geni batterici diversi, la maggior parte dei quali codifica enzimi e proteine strutturali che agiscono sul funzionamento del nostro Sistema immunitario e sulla regolazione del metabolismo;
  • Il microbioma intestinale, però, può influenzare anche la salute del cervello. Alcune componenti della struttura dei batteri - come i lipopolisaccaridi - esercitano continuamente una blanda stimolazione sul sistema immunitario e quando questa stimolazione diventa eccessiva si può verificare una crescita incontrollata di batteri nell’intestino tenue o un’aumentata permeabilità intestinale che a loro volta determinano un’infiammazione sistemica o a livello del sistema nervoso centrale;
  • Alcune proteine batteriche possono dare reazioni con alcuni antigeni umani e questo può condurre a malattie autoimmuni;
  • Ci sono enzimi batterici in grado di determinare la produzione di metaboliti neurotossici, come ammoniaca e acido D-lattico; ma anche alcuni metaboliti 'buoni' - come gli acidi grassi a catena corta (SCFA) - possono esercitare un’azione neurotossica. Gli SCFA, infatti, possono inibire l’infiammazione, ma anche avere un ruolo nella patogenesi dei disordini dello spettro autistico (ASD);
  • Per quel che riguarda ormoni e neurotrasmettitori, è noto che alcuni batteri intestinali sono in grado di produrne delle 'copie' identiche e i batteri inoltre possiedono dei recettori specifici per questi ormoni che, se stimolati, possono influenzare la crescita e la virulenza dei batteri stessi;
  • Batteri intestinali infine sono in grado di stimolare direttamente i neuroni del sistema nervoso enterico e inviare così segnali al cervello, attraverso il nervo vago;
  • Attraverso tutte queste vie i batteri intestinali riescono quindi ad interagire con il funzionamento del sistema nervoso centrale, fino a modificare il nostro sonno e ad influenzare la reattività allo stress dell’asse ipotalamo-ipofisi-surreni. I batteri intestinali possono arrivare ad influenzare la memoria, ma anche il nostro umore e le funzioni cognitive.

Alla luce di tutto ciò è chiaro allora perché una delle nuove frontiere della ricerca sia cercare di alterare la composizione del microbioma così da correggere o trattare alcune condizioni patologiche. Ci si sta provando attraverso modifiche della dieta o mediante la somministrazione di prebiotici o di probiotici.



Per approfondire guarda anche: “Probiotici e lattanti“
 
Leggi anche:
L'alterazione del delicato equilibrio della flora batterica intestinale può compromettere la salute e il benessere dell'intero Organismo.
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