Zero tolleranza e tanta informazione, dialogo, mediazione. Mercoledì 6 febbraio 2019 torna la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili: una occasione per accendere i riflettori anche quest’anno su una pratica disumana che conta ancora 200 milioni di bambine e di ragazze vittime in tutto il mondo (dati dell’Oms).

Purtroppo, decenni di campagne di sensibilizzazione non sono bastati. Né è servita a cambiare le cose la prima Risoluzione dell’Onu, nel 2012. Attualmente, oltre il 20% delle donne che subiscono questa violenza ha meno di 14 anni (44 milioni di bambine). L’Onu ha fissato entro il 2030 la messa al bando totale di questo crudele e ingiustificabile fenomeno, inserendo il tema tra gli obiettivi dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile, e incassando il sostegno di Unione Europea, Unione Africana, e Organizzazione Islamica per la cooperazione.

Le mutilazioni genitali femminili possono essere fermate. Nel mondo, cresce un movimento di pressione per eliminarle. Volontà politica, coinvolgimento delle comunità e investimenti mirati stanno cambiando i comportamenti e la vita stessa delle persone: dal 2008, riferisce l’Onu, oltre 25 milioni di persone in circa 18.000 comunità appartenenti a 15 Stati differenti hanno pubblicamente ripudiato questa pratica. A livello globale, la diffusione delle mutilazioni genitali femminili è diminuita di circa il 25% dal 2000 a oggi. Questa è una buona notizia. Ma di qui al 2030, oltre un terzo delle nascite globali avverrà nei 30 paesi in cui si continuano a praticare le mutilazioni genitali femminili. Per questo bisogna fare di più di quanto fatto fino a oggi. La Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili si inserisce allora in questo contesto di lotta globale.

Mutilazioni genitali femminili, quali sono

Le mutilazioni genitali femminili comprendono diverse forme di violenza che è vera e proprio violazione dei diritti umani, a danno soprattutto delle bambine. Si va dalla rimozione del clitoride (clitoridectomia), a quella totale o parziale delle piccole e grandi labbra (escissione), fino alla quasi totale chiusura dell’orifizio vaginale (infibulazione). Le ragioni che spingono le persone a compiere le mutilazioni variano da comunità a comunità (questa pratica si fa risalire alla cultura dell’antico Egitto, ed è quindi precedente alla scrittura del Corano; l’islam, infatti, non la sostiene in alcun modo).

In alcuni Paesi le mutilazioni genitali mirano a mortificare la sessualità femminile, privando le donne della possibilità di provare piacere. In altri, servono ad assicurare l’integrazione sociale (chi non si sottopone al taglio viene esclusa dalla società), o come un crudele rito di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Presso altre comunità, ancora, si riportano spiegazioni igieniche e sanitarie, prive di fondamento scientifico. Le donne “tagliatrici” per incidere spesso usano lamette o strumenti affilati, non sterilizzati. La mancanza di attenzioni sanitarie adeguate causa infezioni. E non solo: sono sempre in agguato cistiti, emorragie, infezioni e ostruzioni del tratto urinario, incontinenza, dolore durante i rapporti sessuali, problemi e complicanze durante il parto, alta mortalità di parto e mortalità infantile alla nascita, maggiore esposizione a Hiv, epatite e altre malattie veicolate dal sangue.

Mutilazione genitale femminile, i Paesi più esposti alla barbarie

Somalia (98%), Guinea (97%) e Djibouti (93%) sono i Paesi con l’incidenza più alta di mutilazioni genitali subite dalle bambine e dalle ragazze. Nella fascia di età 0-14 anni, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle adolescenti (con un età fino a 11 anni) ha subito mutilazioni. Oltre che umilianti, le mutilazioni genitali sono estremamente dolorose. Secondo l’Unicef, le bambine che vi sono sottoposte possono morire per cause che vanno dallo shock emorragico a quello neurogenico, cioè provocato dal dolore e dal trauma, fino all’Infezione generalizzata (sepsi). Per tutte, l’evento è un grave trauma che resta per tutta la vita.

Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, qualche appuntamento in Italia

Nice, una giovane donna Masai, operatrice di Amref, scelta dal Time nel 2018 tra le 100 persone più influenti al mondo sarà in Italia in occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. La giovane attivista, sarà ospite anche del Parlamento Europeo, a Bruxelles, per ricordare il suo esempio e ribadire una richiesta di fiducia all’Italia e all'Europa, nei confronti delle donne e degli uomini africani. La ragazza ha educato anziani, ragazzi e giovani uomini (noti come Moran) nella sua comunità, ha trasmesso loro conoscenze nuove sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi. Con il passare del tempo, i Moran l’hanno accettata come leader, cosa che le ha permesso di iniziare a lavorare con donne, ragazze, giovani uomini, leader culturali e anziani. Snodo fondamentale per eliminare la pratica delle mutilazioni, secondo Nice, è sostituirla con riti di passaggio alternativi per le ragazze (tutte le info sul sito web di Amref).

A Reggio Emilia, il 6 febbraio alle 15,30, nella Sala Tricolore del Comune, in Piazza Prampolini 1, ci sarà l’incontro “Mutilazioni Genitali Femminili. Una sola parola: fine”.

A Brescia, invece, la Cooperativa La Vela, in collaborazione con il Centro culturale islamico Brescia, il Gruppo giovani musulmani d’Italia Brescia ed Emergency, invita al seminario “Mutilazioni genitali femminili: scenari e riflessioni”. L’appuntamento è per oggi, venerdì 1 febbraio 2019, dalle dalle 16 alle 20 al centro culturale islamico di via Corsica 361.

Per approfondire guarda anche: “Le mutilazioni genitali femminili: i fatti”

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