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#endFGM, la campagna social contro le mutilazioni femminili

#endFGM, la campagna social contro le mutilazioni femminili

Ogni anno 3 milioni di bambine sono costrette a subire mutilazioni genitali. Queste pratiche hanno un grave impatto sulla salute fisica e psicologica.
In questo articolo:

Ogni anno 3 milioni di bambine sono costrette a subire mutilazioni genitali. Per questo, la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf), che si celebra anche quest’anno il 6 febbraio, è tra le più sentite: per sradicare questa brutale violenza, bisogna lavorare ancora moltissimo sul piano culturale.

Da qui le campagne e le iniziative che ogni anno vengono realizzate per la difesa dei diritti delle bambine e delle donne. Un fenomeno che viola i diritti umani e che purtroppo coinvolge ancora più di 200 milioni di donne in 30 Paesi del mondo. A parte Yemen, Iraq e Indonesia, si trovano tutti in Africa. Queste pratiche, di cui esistono diverse tipologie e che vengono fatte a età diverse a seconda delle comunità e dei paesi, hanno un impatto grave sulla salute fisica (emorragie, problemi urinari come l'incontinenza, infezioni vaginali) e psicologica delle donne (depressione, problemi relazionali, ansia e simili)

Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili: le iniziative sui social

Tra queste c’è la campagna avviata da ActionAid che nel 2018 adotta nuovamente l’immagine del soffione, espressione del desiderio di libertà. I testimonial di quest’anno sono i volti noti di Matteo Caccia, Cristina Bowerman, Michela Andreozzi, Lella Costa, Stefania Rocca, Amanda Sandrelli, Marco Di Costanzo e Andrea Lucchetta. Si può aderire alla campagna sui social attraverso l’hashtag #endFGM e condividendo il post con il soffione che sarà pubblicato martedì 6 febbraio sul profilo Facebook di ActionAid Italia.

«Vogliamo sensibilizzare e mobilitare il maggior numero di persone possibile, perché in futuro – spiega ActionAid - nessuna bambina subisca ancora questa pratica violenta e pericolosa».

Per saperne di più, l’associazione rimanda al reportage del progetto Uncut, proiettato a Milano per l’edizione 2017 della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili e tra i vincitori del premio Anello debole al festival di Capodarco, dedicato al sociale. Anche l’Aidos, l’Associazione italiana donne per lo sviluppo, lancia online i risultati del progetto avviato con Unfpa e Unicef in Burkina Faso e Uganda: su sito e social disponibili i video prodotti all'interno di workshop a tema.

Le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili

«Tolleranza zero» è  il grido di allarme di Unicef che nel 2017 ha dichiarato: «Le mutilazioni genitali femminili danneggiano in modo permanente i corpi delle ragazze, infliggendo un dolore lancinante; causano gravi traumi emotivi che possono durate per tutta la vita; aumentano il rischio di complicazioni potenzialmente mortali durante la gravidanza, il lavoro e il parto, mettendo a repentaglio la vita della madre e del bambino; negano alle ragazze la loro autonomia e violano i loro diritti umani. E nonostante tutti i progressi fatti per abolire questa violenta pratica, milioni di ragazze – molte delle quali sotto i 15 anni – saranno costrette a subire questa pratica quest’anno».

Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili: i numeri del fenomeno

Quarantaquattro milioni di ragazze subiscono la mutilazione genitale prima dei 15 anni, in molti paesi viene effettuata prima dei cinque anni di età. Da oltre quarant’anni le donne africane combattono per riappropriarsi del loro corpo e della loro femminilità, anche se per molte la mutilazione è una pratica così radicata da non riuscire a concepire la possibilità di abolirla. Il primo passo è ancora oggi quello più difficile da fare: ammettere di essere vittime. Intanto, rivela l’Unicef, Somalia (98%), Guinea (97%) e Djibouti (93%) sono i Paesi con l’incidenza più alta di mutilazioni genitali subite dalle bambine e dalle ragazze.

Pur essendo concentrate in Africa, le mutilazioni genitali sono praticate anche in alcune comunità dell’Asia, dell’America Latina e degli Stati arabi. Con la globalizzazione, anche le ragazze che vivono in comunità di emigrati sparse per il mondo sono a rischio.

Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili: 57mila le vittime in Italia

Neppure l’Italia è esente dal fenomeno. Un vero e proprio database non esiste, sebbene sia stato chiesto al Parlamento di adoperarsi. La legge n.7 del 9 gennaio 2006 punisce con il carcere dai 3 ai 12 anni chi pratica la barbarie della mutilazione, ma prevede anche lo stanziamento di 5 milioni di euro l’anno per le indagini sulla diffusione della violenza e per campagne informative.

«Dal 2006 – però – sono stati stanziati soltanto 6,5 milioni e con la spending review , i finanziamenti sono scomparsi», dice la giornalista Emanuela Zuccalà, autrice del documentario Uncut. Intanto, secondo uno studio condotto nell’ambito del progetto europeo Daphne Mgf e coordinato dall’Università degli Studi di Milano Bicocca, nel nostro Paese «il numero di donne straniere maggiorenni con mutilazioni genitali femminili si attesterebbe tra le 46mila e le 57mila unità».

Qui si inserisce il progetto After, finanziato dal Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea dedicato all’empowerment delle donne in 5 stati membri: oltre Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Irlanda.

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Ultimo aggiornamento: 01 Febbraio 2019
5 minuti di lettura

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