Antidolorifici: come combattere il dolore

antidolorifici come combattere il dolore
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Dr. Marco Baronirank army star badge orange
Specialista in Medicina interna e Pneumologia

Eliminare il dolore è da sempre il compito principale della medicina. Specialisti, medici di ogni esperienza e conoscenza hanno il dovere di aiutare chiunque a combattere una delle esperienze più spiacevoli della vita: il dolore fisico. Ma anche sciamani, guaritori, erboristi, professionisti di trattamenti fisici, venditori di prodotti di ogni sorta, ecc., vengono chiamati in causa in questi frangenti.

Nelle società avanzate chiunque desideri combattere il dolore ha mille possibilità per farlo. Internet poi... Ma il mezzo più semplice sono i farmaci, le pillole.

Come agiscono gli antidolorifici

Sono indubbiamente farmaci efficaci e utili. Non sono certo uno di quei medici moralisti e fanatici della “medicina naturale” (ma poi, cos'è?) che pensano che il dolore va sempre sopportato ed eliminato con il pensiero, anche se sono altrettanto convinto che l'abuso di antidolorifici è controproducente e, laddove serve, anche un incantesimo può fare miracoli.

Esistono nella loro generalità da molti decenni, se pensiamo che l'acido acetilsalicilico (derivato dal salice, a proposito di medicina naturale), la mitica aspirina, è in commercio da più di un secolo e che l'oppio, da cui derivano gli antidolorifici maggiori (il più noto è la morfina,) è sempre stato usato da tempo immemorabile.

Sono farmaci che, agendo su particolari processi biochimici, interrompono la cascata di reazioni che porta alla formazione del dolore, farmaci quindi “specializzati”, da non confondersi con gli antiinfiammatori che tolgono il dolore combattendo l'infiammazione e sono quindi da considerarsi anche “curativi” e non solo sintomatici.

Anche il cortisone e derivati hanno una certa attività analgesica ma molto lenta e limitata ai casi nei quali la componente infiammatoria sia molto prevalente, come in certe forme di artrite. Il loro uso prolungato è una scelta clinica da non sottovalutare per i noti fenomeni collaterali e controindicazioni; scelta quindi da lasciare ad un medico, meglio se specialista.
È ovvio quindi che prendere dell'Ibuprofene o del Paracetamolo (usatissimo anche come antifebbre) per un banale mal di testa è molto diverso dal curare un dolore cronico da patologie osteomuscolari o da cancro o dolori di origine non chiarita come quelli addominali.

Esistono poi i farmaci per via topica, molto usati, sia in pomate, unguenti o simili o cerotti medicati. Sono sicuramente vantaggiosi in quanto agiscono laddove servono: ovvio che non possono essere usati per una cefalea o un mal di denti.

Come scegliere gli antidolorifici

La scelta, in buona sostanza, per cosa fare quando un dolore va eliminato è affidata, quando la persona è in grado di decidere, al buon senso di chi ne soffre: se quindi affidarsi ad un altro, magari l'amico farmacista di quartiere, sapendo che le possibilità sono numerose o il fai da te. E queste vanno sempre prese come tali, cioè decisioni che possono incanalarci senza saperlo verso una strada od un'altra: quando, per esempio, utilizzo le mie tecniche di neuralterapia per il dolore subacuto o cronico lo faccio sempre se il paziente non solo è consenziente ma anche convinto della efficacia della terapia. Lo stesso vale per l'agopuntura (che personalmente non pratico) ma che molto spesso dà risultati sorprendenti.

La regola aurea è comunque questa: se un dolore persiste anche dopo un congruo trattamento sintomatico, chiedere parere al proprio medico, senza paura.

Per approfondire guarda anche: “Dolore e terapia antalgica nel bambino“

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Dr. Marco Baronirank army star badge orange
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