Il paziente iperteso “complicato” è un paziente con ipertensione arteriosa che presenta un numero elevato di fattori di rischio (almeno 3) o che presenta alcune condizioni patologiche che peggiorano in maniera significativa il suo profilo di rischio (pregresso infarto miocardico o ictus cerebrale, insufficienza renale, diabete). In tali pazienti le possibilità di andare incontro ad eventi sfavorevoli è considerevolmente aumentata.

Chi è il paziente iperteso complicato?

Le problematiche relative alla gestione del paziente iperteso “complicato” sono al centro dell’interesse della comunità scientifica internazionale. Le Linee Guida internazionali per la gestione dell’ipertensione hanno chiaramente ribadito, infatti, che l’azione dei medici deve essere volta non tanto e non solo alla mera riduzione dei valori pressori quando questi superano i limiti considerati normali (140/90 mmHg per i pazienti che non hanno un numero di fattori di rischio interessante e/o un evento patologico nella loro storia clinica), ma alla riduzione del Rischio Cardiovascolare Globale del singolo paziente.

Il paziente che presenta maggiori implicazioni dal punto di vista prognostico, oltre a quello che ha già avuto eventi cardiovascolari, è quello affetto da diabete e/o malattia renale (anche solo con un lieve grado di insufficienza renale) e quello con Sindrome Metabolica (una particolare confluenza di fattori di rischio presenti in modo anche poco significativo ma che, associati tra loro, determinano un netto incremento delle probabilità di avere eventi avversi nel corso della storia clinica del paziente). In questo paziente i valori pressori non devono superare i 130 / 80 mmHg.

Quali sono i principali fattori di rischio

Il calcolo del rischio globale di ogni paziente iperteso è facilmente possibile valutando la presenza dei principali fattori di rischio (età, sesso, diabete, ipercolesterolemia, fumo). Esistono, inoltre, vari fattori predisponenti – oggetto di attenta valutazione nell’ambito della Prevenzione Cardiovascolare – quali:

  • il sovrappeso corporeo
  • l’inattività fisica
  • le modeste alterazioni della glicemia a digiuno
  • lo stress.

Sulla base di questi presupposti risulta di centrale importanza l'inquadramento clinico del paziente iperteso secondo le Linee Guida con il corretto riconoscimento del suo peculiare profilo di rischio. Sempre dalle più recenti Linee Guida viene il richiamo a ricercare segni (markers) di danno d’organo mediante esami di laboratorio o strumentali.

Il danno d’organo è il danno, a volte del tutto iniziale, che si determina su alcuni organi del nostro corpo (cuore, carotidi, reni) che ci consente di comprendere che i fattori di rischio stanno “danneggiando” in vari distretti il nostro organismo.

I temi fin qui descritti hanno importanti ricadute pratiche soprattutto sul trattamento farmacologico più razionale nel paziente iperteso complicato, tenendo presente che la ricerca scientifica sta evidenziando che non tutti i farmaci sono uguali e che, a parità di riduzione della pressione arteriosa, alcune molecole proteggono il cuore, il cervello ed i reni maggiormente di altre.