Stiamo vivendo una fase delicata dell’epidemia da Covid-19 con la circolazione diffusa di numerose varianti virali. L’allarme maggiore, in questo momento, è rappresentato dalla variante inglese – indicata con le sigle 20B/501YD1 oppure B.1.1.7, caratterizzata da una rapidissima trasmissibilità e un tasso di letalità più elevato rispetto alle precedenti.

Ecco come riconoscerne i sintomi.

Sintomi variante inglese: lo studio REACT

Lo studio REACT - Real-time Assessment of Community Transmission - condotto dall’Imperial College London ha monitorato e analizzato – dal giugno 2020 al gennaio 2021 - come il coronavirus ha colpito le persone in Inghilterra inviando ogni mese 150.000 test antigenici e 100.000 test sierologico in maniera casuale, insieme a questionari.

I risultati raccolti hanno permesso di evidenziare come è mutata in questo lasso di tempo la sintomatologia dell’infezione: a gennaio le persone hanno dichiarato meno perdita di gusto e olfatto rispetto a novembre/dicembre, e più problemi di tosse.

Oltre alla febbre, poi, sono stati altresì dichiarati:

  • brividi;
  • perdita di appetito, maggiormente nelle persone tra i 18 e i 54 anni e negli over 55;
  • mal di testa, soprattutto nei giovani tra 5 e 17 anni;
  • dolori muscolari, principalmente nella fascia di età compresa tra 18 e 54 anni.

Altro aspetto preoccupante, è la sua maggiore contagiosità. Dallo studio è emerso che le persone che in precedenza erano a basso rischio di contrarre il Covid-19, in particolare le giovani donne in salute, adesso sono facilmente vittime dell’infezione anche con necessità di ricovero. Gli ultimi dati, infatti, dimostrano che rispetto ad una prevalenza di uomini ospedalizzati nella prima ondata, adesso la percentuale è del 50%.

Cosa è la variante inglese

La variante inglese è comparsa in Inghilterra a settembre 2020 e solamente a metà dicembre è stata resa nota. La mutazione rilevata in questa variante rende il virus più contagioso dal 30% al 50% rispetto ad altre varianti circolanti (come quella brasiliana o sudafricana), e potrebbe avere una mortalità superiore dal 30% al 70% - fonte New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (NEVRTAG).

Finora, la variante inglese è stata identificata in 80 Paesi, compresa l'Italia. La sua diffusione nazionale è stata registrata nel 17,8% dei casi, ossia 1 contagio su 5 è positivo alla variante inglese, e probabilmente questa emergenza è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi.

Dai primi studi, tuttavia, emerge che i vaccini anti-Covid sono efficaci contro questa particolare variante, insieme alle usuali misure di contenimento (mascherine, igiene delle mani e distanziamento sociale.

La diffusione della variante inglese

Secondo una recente indagine condotta all’inizio di febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) insieme al Ministero della Salute, la diffusione della variante inglese in Italia sarebbe già presente nell’88% delle regioni e la causa è imputabile alla sua elevata trasmissibilità.

In Italia si sono sviluppati alcuni focolai locali soprattutto in Abruzzo (oltre il 65% di prevalenza sul totale dei positivi) ma anche in Lombardia (nel 30% dei casi), in Campania (nel 25%), Veneto (nel 20%) e in Puglia (nel 15,5%).

In caso di dubbi sul possibile contagio è utile consultare la info-chat coronavirus di Paginemediche per verificare la presenza di sintomi sospetti e capire come è opportuno comportarsi.