Torna, il 10 gennaio, la XX Giornata Nazionale per i Diritti dei Non Fumatori, finalizzata a “pensare ed esprimere civilmente il diritto all’aria pulita”. La giornata nasce nel 2000 per ideazione dell’ ICAT (International Coalition Against Tobacco) ed è stata poi inglobata nell’INGCAT (International Non Governmental Coalition Against Tobacco), organizzazione non governativa accreditata presso l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

L’obiettivo primario della giornata è la Prevenzione, nell’ottica di fornire informazioni e per sensibilizzare tutti- fumatori e non- sui danni che il tabacco provoca. Dati recenti, infatti, dimostrano che i decessi conseguenti all’uso di tabacco sono di circa 100 milioni nello scorso secolo, con la cifra che potrebbe impennarsi ed arrivare a un miliardo entro la fine del 21esimo secolo.

I dati: 83 mila decessi all'anno

L’OMS calcola che una persona ogni sei secondi viene uccisa dal fumo, per un totale di 83mila decessi all’anno. Lo stesso vizio del fumo è responsabile del 91% dei casi di cancro al polmone. Inoltre, le sigarette possono scatenare almeno 50 patologie correlate. Vengono infatti coinvolti il cuore, sistema circolatorio e respiratorio. La nicotina, contenuta nelle sigarette provoca dipendenza e danneggia il sistema nervoso centrale e quello circolatorio. I fumatori sono anche più predisposti agli infarti, in quanto la sostanza provoca aumento di colesterolo, e innalza sia pressione arteriosa sia numero di battiti cardiaci.

Nel 2016, secondo dati ISTAT, il 19,8% della popolazione di 14 anni e più ha dichiarato di essere fumatore (circa 10 milioni 400 mila persone), il 22,6% di aver fumato in passato e il 56,1% di non aver mai fumato. Anche il cervello è a rischio, perché, conseguentemente ai problemi di circolazione, si può incorrere in emorragie o infarti cerebrali. Non meno importanti i danni al cavo orale, con aumento di rischio irritazione alle gengive, alle papille gustative e carie.
Il tabacco, infine contiene DDt, un vero e proprio veleno, capace di provocare irritazione allo stomaco, con conseguente nausea e nei casi più gravi gastrite e tumore allo stomaco.

È allarme tra i più giovani

Anche tra i giovani e giovanissimi la problematica è sentita. Per quanto riguarda l’Italia, il sistema di sorveglianza Global Youth Tobacco Survey (Gyts) ha rilevato, nell’ambito di una indagine globale che studia l’uso del tabacco tra i giovani, organizzata dall’OMS, che ha visto coinvolte 180 nazioni, dei dati interessanti: la maggior parte dei ragazzi coinvolti nel progetto, (tra i 13 -15 anni) è conscia dei danni provocati dal fumo. Uno studente su 5 fa regolare uso di sigarette che peraltro, è più diffuso tra le ragazze che tra i ragazzi. A riguardo delle sigarette elettroniche il rapporto si inverte, con i maschi più propensi ad usarle rispetto alle coetanee. Più della metà dei soggetti monitorati, ha inoltre respirato fumo passivo nella propria abitazione.

I dati sono stati presentati nel workshop “Risultati dell’Indagine sui Giovani e il Tabacco 2018”, organizzato dal Ministero della Salute. Il monitoraggio è stato effettuato, in Italia, nell’anno scolastico 2017-2018 e ha viste coinvolte 33 scuole secondarie di primo grado e 33 di secondo grado, anche se alcune delle stesse non hanno risposto o hanno rifiutato il loro contributo. Il totale di studenti monitorati è stato di circa 1700.

I dati raccolti, sotto il coordinamento scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno confermato le gravi preoccupazioni. Le micropolveri prodotte dal fumo saturano gli ambienti chiusi più rapidamente e in concentrazione maggiore rispetto all’inquinamento quotidiano che si riscontra nelle metropoli. Infatti, 50 mcg per metro cubo di PM-10 è la soglia oltre la quale si chiudono i centri cittadini al traffico. La quantità di PM-10 che si può rilevare in un ambiente chiuso dove si fuma può raggiungere perfino i 5.000 mcg per metro cubo.