Al momento tutti i vaccini anti-Covid forniscono un adeguato livello di protezione contro malattia grave, ospedalizzazione e morte grazie alla capacità di far aumentare la risposta immunitaria anche contro le varianti.

Varianti del coronavirus e vaccini

Da quando il virus Sars-Cov-2 ha fatto la sua comparsa sono state registrate migliaia di varianti. La prima ad aver allarmato la comunità scientifica mondiale è stata la variante inglese (B.1.1.7) scoperta lo scorso settembre nel sud-est d'Inghilterra e caratterizzata da una alta trasmissibilità che la rende più contagiosa, ma non più virulenta. Ad ottobre poi è stata individuata la variante di Sars-CoV-2 Sudafricana (501.V2) e quella Brasiliana (B.1.1.28) ma stando alle prime valutazioni tutte e tre le mutazioni possono essere neutralizzate dagli attuali vaccini anti-Covid.

Un primo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha mostrato un'efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech nel prevenire le infezioni da variante inglese tra l'87 e l'89,5% dopo la somministrazione delle due dosi da almeno due settimane, e un'efficacia tra il 72,1 e il 75% contro la variante sudafricana, (finora considerata la più capace di sfuggire ai vaccini) sempre a due settimane dalla vaccinazione completa.

Ed ancora, un secondo studio pubblicato sulla rivista Lancet ha mostrato un'efficacia superiore al 95% contro l'infezione da variante inglese nelle persone completamente vaccinate.

I vaccini sono efficaci contro la variante indiana?

È tuttavia la recente variante indiana (B.1.617) a preoccupare maggiormente perché – un recentissimo studio di alcuni ricercatori italiani (pubblicato in preprint su BioRxiv) confermerebbe una maggiore contagiosità di questa variante di coronavirus rispetto a quella inglese.

La buona notizia però arriva direttamente dalle case farmaceutiche Pfizer-BioNTech e Moderna. I loro vaccini anti-Covid sono risultati efficaci anche contro la variante indiana.

Nello specifico:

  • l’azienda Pfizer-BioNTech fa sapere che finora hanno testato il vaccino contro più di 30 varianti del virus Sars-CoV-2 risultando efficace contro tutte le mutazioni. Da un ultimo studio sul sangue degli individui vaccinati è emerso che gli anticorpi sviluppati sono in grado anche di neutralizzare la variante indiana con un’efficacia del 75%, quindi simile a quella emersa per la variante sudafricana;
  • Allo stesso modo il vaccino anti-Covid Moderna nella versione attuale – spiega l’azienda – è efficace nella protezione dalla variante sudafricana, ma in misura minore rispetto alla risposta immunitaria ottenuta contro la variante inglese, così come con la variante indiana, dove gli anticorpi del vaccino sono un po’ più deboli ma non abbastanza da inficiare sulla capacità protettiva del vaccino.

Inoltre, da un recente studio dell’Istituto di sanità pubblica inglese sul livello di copertura vaccinale dalla variante indiana è emerso che Pfizer-BioNTech ha un’efficacia dell’88% mentre Astrazeneca del 63%. Questo, però, dopo la seconda dose. Dopo la prima somministrazione, infatti, per tutti i vaccini l’efficacia è stimata al 33% e solamente con il richiamo vaccinale le percentuali di copertura si riallineano.

Ipotesi terza dose di vaccino

È ormai molto probabile l’ipotesi della terza dose di vaccino anti-Covid, in particolare, per i soggetti più deboli e più a rischio, per mantenere la diffusione del coronavirus sotto controllo. In base all’andamento epidemiologico è molto probabile che in autunno, col crescere del numero degli immunizzati, gli esperti valuteranno la durata della risposta immunitaria e il possibile richiamo vaccinale per alcune categorie.

A giugno una ricerca denominata Cov-Boost recluterà 3.000 persone di tutte le età che hanno ricevuto la prima dose a dicembre o gennaio, per verificare se la terza dose possa risultare ulteriormente protettiva.

Intanto, resta raccomandato non abbassare la guardia proprio perché nel nostro paese circolano ancora le diverse varianti di cui la più diffusa quella inglese, mentre quella brasiliana, sudafricana e indiana sono presenti, ma in forma decisamente minore.

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