Filo diretto con i pediatri, pronti a rispondere alle richieste telefoniche di mamme e papà sui vaccini. È iniziata la Settimana Mondiale delle Vaccinazioni, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità e in programma fino a domenica 29 per sensibilizzare sull’importanza dell’immunizzazione per la salute e il benessere collettivo.

In Italia, sotto lo slogan internazionale «Protected together, #VaccinesWork», i pediatri e i neonatologi della Sip (Società italiana di Pediatria) e della Sin (Società italiana di Neonatologia) si impegnano a contrastare la disinformazione sul tema dei vaccini pubblicando contenuti sulle rispettive pagine Facebook e rispondendo alle domande via telefono. In particolare, nella giornata di oggi, martedì 24 aprile, le persone interessate potranno contattare, dalle 10 alle 12, Lina Bollani, neonatologa Sin (tel. 0382502884) e dalle ore 12 alle ore 14 Elena Bozzola, segretario nazionale Sip, (tel 3394753382).

"Vaccinazione della mamma per la sicurezza del neonato"

«È assurdo che in Europa e in Italia si muoia ancora di morbillo» commenta in occasione della Settimana mondiale delle vaccinazioni il presidente della Società di Pediatria, Alberto Villani. «I vaccini – assicura il medico – sono l’unico vero strumento capace di proteggerci dalle malattie infettive, che possono causare morte o danni permanenti». Se parliamo, ad esempio di morbillo, nei primi due mesi del 2018, le persone contagiate in Italia, stima la Sip, sono già oltre 400.

E un occhio di riguardo va riservato ai vaccini in gravidanza: «La sicurezza del neonato dipende anche dall’immunizzazione della mamma» spiega Mauro Stronati, presidente Sin. «In Italia, purtroppo, la percentuale di donne che si vaccinano in vista di una gravidanza è ancora troppo bassa. Secondo l’Istituto superiore di Sanità, una donna su tre non sa se è protetta contro la rosolia e solo il 41% delle donne ha effettuato il vaccino». Questo perché «le vaccinazioni in gravidanza – continua il neonatologo – sono sempre state viste con sospetto, per la paura di eventuali danni al feto. In realtà i dati acquisiti sull’utilizzo, in questo caso, di “vaccini non vivi”, come, ad esempio, quello anti-influenzale, sono rassicuranti riguardo l’effetto protettivo e l’assenza di effetti collaterali su gravidanza, madre e feto/neonato. Al contrario, le infezioni contratte in gravidanza arrecano danno non soltanto alla mamma, ma anche al bimbo che porta in grembo, interferendo con il suo sviluppo».

116 milioni di bambini vaccinati nel mondo

Nel corso del 2016, circa l'86% dei bambini di tutto il mondo (116,5 milioni di individui) ha ricevuto tre dosi di vaccino contro la difterite-tetano-pertosse (DTP3), ottenendo protezione dalle malattie infettive che possono causare gravi malattie e disabilità o essere fatali. Entro il 2016, 130 paesi hanno raggiunto almeno il 90% della copertura del vaccino DTP3. È quello che fa sapere l’Oms, che dal 2005 promuove la Settimana mondiale delle vaccinazioni proprio per contribuire a sostenere la domanda pubblica e il sostegno politico per la vaccinazione attraverso attività di advocacy, comunicazione mirata e attività educative.

Tra queste, quest’anno si può partecipare sul sito dell’Oms al #VaccinesWork Quiz, un test per scoprire quanto ne sappiamo in tema di vaccini. E imparare, per esempio, che il morbillo è una delle principali cause di morte tra i più piccoli, nonostante sia disponibile un vaccino sicuro ed economico. Nel 2016, ci sono stati 89.780 decessi di morbillo a livello globale, ma per la prima volta i decessi per morbillo sono scesi sotto i 100.000 all'anno. La vaccinazione contro il morbillo ha portato un calo dell'84% delle morti per questa malattia tra il 2000 e il 2016 in tutto il mondo.

La poliomielite, invece, colpisce principalmente i bambini sotto i 5 anni di età. Una su 200 infezioni porta a paralisi irreversibile. I casi dovuti al poliovirus selvaggio sono diminuiti di oltre il 99% dal 1988, da circa 350.000 casi a 22 casi segnalati nel 2017. Ogni dollaro speso per l'immunizzazione infantile restituisce 44 dollari in benefici economici e sociali. L’Oms rileva che se aumentassimo la copertura vaccinale nei paesi a basso e medio reddito entro il 2030, potremmo impedire a 24 milioni di persone di cadere in povertà a causa delle spese sanitarie.