Search

I medici più attivi

Ultimi articoli

Incubo obesità

incubo obesita

Un'epidemia ha colpito i Paesi occidentali: i dati diffusi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ci mostrano una popolazione adulta "sovrappeso", dove gli individui "clinicamente obesi" (circa 300 milioni di persone) sono in costante aumento, specialmente tra giovani e giovanissimi.

L'obesità è frutto del nostro opulento stile di vita, che combina un regime alimentare squilibrato - caratterizzato dall'assunzione di cibi poco nutrienti, ma ricchi di zuccheri e grassi insaturi - alla sedentarietà e alla riduzione dell'attività fisica.
Il numero di persone obese è sensibilmente più alto in Nord America ed Europa, ma il "contagio" si sta diffondendo anche in quei Paesi considerati "in via di sviluppo" che mostrano la tendenza ad adottare il "way of life" occidentale.

Il problema spesso viene considerato solo da un punto di vista estetico, ma essere obesi o sovrappeso comporta gravi rischi per la salute, poiché si è maggiormente esposti a patologie quali il diabete, le malattie cardiovascolari e respiratorie, l'ipertensione, l'infarto e alcuni tipi di cancro: negli Stati Uniti l'obesità è considerata la seconda causa di morte dopo il fumo.

Un indice per individuare l'obesità

L'obesità può essere definita come un eccessivo accumulo di grasso nei tessuti adiposi del corpo: la massa grassa è formata da soli lipidi e si differenzia dal tessuto adiposo che è composto, oltre che da lipidi, anche dal 14% d'acqua e da proteine (circa il 2%).

Il BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea) è la tecnica più utilizzata per qualificare il rapporto tra massa grassa e massa adiposa.

Ognuno di noi può calcolare il proprio BMI dividendo il peso (in chilogrammi) per il quadrato dell'altezza (in metri):

BMI = kg/m2


Per esempio, un adulto che pesa 72 kg ed è alto 1,75 m avrà un BMI di 23,5.


I soggetti con BMI tra 18,5 e 25 sono considerati in "peso-forma"; chi ha un BMI che va da 25 a 29 è "sovrappeso", mentre con BMI uguale o superiore a 30 si è "obesi".

La circonferenza addominale è invece la misura per la valutazione della quantità di grasso viscerale, associato (anche in soggetti normopeso) a un alto rischio di malattia Cardiovascolare e diabete.
Si considera a “rischio moderato” un valore di circonferenza addominale superiore ai 94 cm nell'uomo e agli 80 cm nella donna; il “rischio accentuato” si ha quando supera i 102 cm nell'uomo e gli 88 cm nella donna.

In base alla distribuzione della massa adiposa l'obesità si distingue in androide (addominale, prevalente negli uomini obesi) e ginoide (gluteofemorale, più diffusa tra le donne).
I soggetti con una distribuzione del tessuto adiposo di tipo androide hanno la maggior parte del grasso corporeo localizzato intorno allo stomaco e al petto. Gli individui con una distribuzione del grasso di tipo ginoide hanno la maggior parte del grasso corporeo localizzata intorno ai fianchi, alle cosce e al sedere.

Le cause dell'obesità

L'obesità è provocata da un aumento di peso causato da un'eccedenza energetica: in altre parole, le calorie che introduciamo sono superiori alle calorie bruciate attraverso le nostre attività quotidiane.
I fattori che possono portare un individuo ad diventare obeso variano però a seconda del soggetto. Si parla dunque di un'eziologia multifattoriale.

Le cause dell'obesità possono essere ricondotte a:

  • fattori genetici, che predeterminano il numero delle cellule adipose e possono indurre ad alterazioni del comportamento alimentare e del dispendio energetico;

  • fattori legati alla dieta e all'alimentazione: in generale, nei paesi industrializzati il passaggio da diete ad elevato tenore di carboidrati e fibre a diete ad elevato tenore di grassi (che stimolando meno il senso di sazietà e rendendo i cibi più appetibili) ha comportato un aumento dell'assunzione di cibo;

  • adozione di uno stile di vita sedentario e scarsa attività fisica;

  • fattori ambientali, socio-culturali e psicologici;

  • assunzione di alcune tipologie di farmaci che possono causare obesità;

  • disfunzioni ormonali (tiroide, surreni, ovaie).

Patologie associate all'obesità

La nostra salute può essere gravemente compromessa dai chili di troppo. Il rischio di morte prematura e la probabilità di soffrire a causa di disturbi non letali ma debilitanti (molti dei quali di natura psicologica) aumentano insieme al peso in eccesso.

Vediamo insieme quali sono le principali patologie associate all'obesità e al sovrappeso, senza dimenticare che spesso è sufficiente perdere qualche chilo e svolgere una regolare attività fisica per ottenere miglioramenti e benefici.

Diabete mellito

L'obesità è generalmente considerata un fattore che favorisce lo sviluppo in età adulta del diabete mellito (o di tipo 2) non insulino-dipendente. La prevalenza del Diabete aumenta in modo consistente, oltre che in relazione a fattori ereditari, con l'aumentare del peso e in presenza di valori elevati di BMI.

Leggi anche:
L'esame dell'emoglobina glicata
Importante per i diabetici per misurare il livello di glucosio nel sangue

Malattie cardiovascolari

Studi epidemiologici hanno rilevato l'associazione tra peso, ipertensione, alti livelli di trigliceridi ed incremento del colesterolo ?cattivo?(LDL) rispetto al colesterolo ?buono? (HDL): l'obesità è dunque associata ad un maggiore rischio di infarto coronarico.
Il rischio cardiovascolare dipende anche dal tipo di obesità: oltre al BMI, è direttamente correlato alla circonferenza addominale (obesità androide).

Cancro

L'obesità aumenta sensibilmente il rischio di cancro al colon. È stata rilevata inoltre un'associazione tra l'obesità ed altre forme di cancro: al seno, alle ovaie, all'utero e all'entometrio nelle donne; alla prostata e al retto negli uomini.

Osteoartrite

Un eccesso di peso determina un carico eccessivo sulle articolazioni portanti (soprattutto le ginocchia), favorendone le malattie degenerative causate da danni meccanici.

Disfunzioni sessuali

Nell'uomo l'obesità può comportare disfunzioni sessuali che spaziano da un semplice deficit erettile ad una riduzione degli ormoni maschili (ipogonadismo).
Nelle donne obese può presentarsi una tendenza sia all'iperestrogenismo sia all'iperandrogenismo, con alterazione del ciclo mestruale, irsutismo e una predisposizione a determinate forme di Cancro.

Combattere l'obesità

Nella lotta all'obesità sono fondamentali le strategie di prevenzione e i programmi a medio-lungo temine basati sul controllo dell'alimentazione e sulla perdita graduale di peso.

Ecco alcuni consigli per prevenire o per combattere l'obesità:

  • consumare alimenti ricchi di fibre e poveri di grassi (specialmente frutta e verdure);

  • sostituire i grassi animali (saturi) con grassi vegetali (insaturi);

  • svolgere attività fisica (meglio se all'aria aperta) per almeno 30 minuti al giorno;

  • non considerare la perdita di peso come l'obiettivo principale, ma concentrarsi sul benessere che ne deriva e sulla diminuzione dei fattori di rischio correlati.

Il trattamento va quindi inquadrato come un approccio multi-settoriale basato su consulenza, dieta, attività fisica e terapia comportamentale.
Il successo di una strategia dimagrante dipende dall'integrazione di questi elementi sotto l'attenta supervisione medica.

Attenzione! Il riguadagno del peso perso è frequentissimo (nel 95% dei casi): il medico deve monitorare sia i fattori biologici sia quelli psicologici, controllando la spesa energetica del soggetto e fornendole di motivazioni per intraprendere una dieta e svolgere regolare attività fisica.

Obesità infantile

L'obesità infantile è un problema rilevante nel mondo industrializzato, dove il numero di bambini con problemi di peso è addirittura duplicato negli ultimi 20 anni (in Italia, oggi, è sovrappeso un bambino su quattro). Se si considera che gran parte dei bambini obesi (dal 30 al 60 %) mantiene l'eccesso di peso in età adulta (con un rischio di mortalità maggiore), ci si rende conto che non è possibile ignorare o sottovalutare questi dati allarmanti.

Ma quando un bambino può essere considerato obeso? La definizione di obesità infantile è abbastanza complessa: in attesa di parametri di riferimento adeguati, si considerano sovrappeso ed obesi i bambini il cui peso supera, rispettivamente, del 10% e del 20% quello ideale.

Nel bambino, l'obesità è da ricondurre a diverse cause: cattiva alimentazione (spuntini fuori pasto, cibi grassi, bevande ricche di zuccheri, scarso consumo di frutta e verdura), iperalimentazione, sedentarietà (con conseguente squilibrio tra introito e dispendio energetico), fattori genetico-familiari (il BMI è strettamente correlato al peso alla nascita e al BMI dei genitori) ed ambientali (l'ambiente familiare incide sulla costruzione del modello comportamentale alimentare).

È importante combattere e prevenire l'obesità fin dall'infanzia (i danni metabolici e le complicanze che interessano l'individuo adulto possono essere presenti, seppur in grado minore, già nel bambino obeso), anche perché i trattamenti (tecniche di terapia familiare, educazione all'alimentazione, riduzione della sedentarietà, miglioramento dell'autostima) agiscono sul comportamento individuale e sull'adozione di un sano stile di vita, dando spesso risultati migliori rispetto a quanto ottenuto con gli adulti.

Leggi anche:
L’indice di massa corporea mette in rapporto il peso e la statura di una persona e viene utilizzato per la classificazione del sovrappeso e dell’obesità.
18/04/2017
15/09/2005
TAG: Nutrizione | Obesità | Scienza dell'alimentazione | Dieta