Equilibrio fisiologico: l'importanza di sonno e alimentazione

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Medicina interna Pneumologia

Oggigiorno bisogna imparare a “pensare” alla nostra salute in maniera diversa: una medicina intelligente e moderna, al passo con i tempi è quella che, conoscendo i meccanismi e i segreti dei processi biologici che portano alle malattie croniche e degenerative, imposta i propri programmi basandosi su queste conoscenze per contrastarle.
Negli ultimi anni sono stati molto approfonditi gli studi sui processi di infiammazione, ossidazione, acidificazione e glicazione che, in buona sostanza, portano ad una progressiva perdita di energia e dei meccanismi immunitari. Questo sul piano biochimico, ma oggi siamo in grado di conoscere e possibilmente di intervenire su un piano ancora più profondo che informa di sé tutti questi processi: la genetica.

L'importanza della prevenzione primaria

Ecco quindi che il concetto di prevenzione si rinnova e si nutre non solo di parole ma di fatti. Fatti che significano programmazione, precisione negli interventi terapeutici, solidità scientifica. Questi presupposti teorici possiedono la forza dell'evidenza. Rimane il grande problema dell'applicazione pratica ed organizzativa senza la quale rischiano di rimanere lettera morta.
Dobbiamo essere convinti che parlare di prevenzione vuol dire parlare del futuro, ma in una società nella quale il concetto di futuro è stato escluso dal nostro orizzonte, ribadire che anche nella cura della salute è fondamentale imparare a pensare “in avanti” non è facile.

I grandi sforzi e le energie messe in campo negli ultimi decenni in campo sanitario hanno certamente ottenuto grandi risultati; ma si è trattato prevalentemente di prevenzione secondaria, di diagnosi precoce. Poco o nulla è stato fatto nello sterminato campo della prevenzione primaria eccetto che per quanto riguarda le vaccinazioni. Bisogna riconoscere che l'impostazione della sanità pubblica non è adatta ad affrontare questi problemi in particolare se l'obiettivo è l'individuo e non la popolazione nel suo insieme.

Mangiare e dormire: i pilastri del nostro equilibrio psicofisico

Appare quindi razionale agire sulle due dimensioni imprescindibili della vita di ciascuno di noi: il dormire e il mangiare, senza le quali la vita, come la intendiamo noi, non sarebbe possibile. Tanto più ora che vengono riscontrate sempre più evidenze di un nesso causale tra sonno e metabolismo. Per esempio ricerche recenti hanno monitorato l'attività di tutti i geni del genoma umano e hanno scoperto che un sonno insufficiente influenza l'attività di oltre 700 dei nostri geni e tra questi quelli deputati a controllare l'infiammazione, l'immunità e la risposta allo stress.

Agire, quindi, sull'intreccio complesso ma affascinante tra sonno ed alimentazione non sembra un'operazione forzata. Dormire bene, lo ribadisco, influisce su tutti gli aspetti della fisiologia del nostro corpo. Chi dorme poco e male, prima o poi si ammala. Chi, ad esempio, è affetto da obesità rischia di dormire male a causa di apnee notturne ed entra in un circolo vizioso che rafforza i meccanismi metabolici che sostengono la stessa obesità.

A questo proposito, molti studi stanno indagando i rapporti tra sonno e obesità, tra sonno e livelli di insulina e di leptina, l'ormone della sazietà. Una cosa è ormai accertata: se oggi la ricerca ha confermato che gli orologi biologici che regolano il ritmo sonno/veglia non sono solo uno o due come si pensava ma addirittura migliaia è logica conseguenza che sballare questi orologi biologici può determinare gravi rischi per la salute. È ormai ampiamente dimostrata, ad esempio, “l'ipotesi della nonna”: mangiare fuori orario, consumare i pasti sempre ad orari irregolari si traduce negli adulti in un rischio molto aumentato di contrarre la cosiddetta sindrome metabolica (malattie cardiovascolari, diabete) anche a distanza di molti anni. Ma anche la fisiologia di polmoni, cuore e sistema nervoso possono essere implicati: si ipotizza che anche Alzheimer e Parkinson potrebbero essere correlati ai ritmi circadiani.

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Queste argomentazioni rafforzano il concetto che il sonno è molto di più di un semplice periodo di riposo; in realtà mentre dormiamo il nostro corpo lavora. Non è una perdita di tempo. L'equivoco nasce dalla convinzione che la vita organica sia unicamente legata alla veglia, allo stato cosciente, alla vigilanza. In realtà durante il sonno si svolgono numerosi processi biologici (uno dei più importanti è la produzione dell'ormone della crescita) che nel periodo di veglia si interrompono. Processi che sono alla base del mantenimento dell'equilibrio fisiologico dell'organismo. Ecco, quindi, che mentre dormi il tuo corpo ti cura.

 

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