Quella eccessiva e incontrollabile sonnolenza diurna, che rende difficoltoso il lavoro, lo studio e le altre attività quotidiane. Si tratta di ipersonnia: un disturbo molto variegato del sonno, che assume varie forme e si manifesta in diversi modi. Vediamone cause e rimedi.

Ipersonnia e ipersonnie: i sintomi

I sintomi dell’ipersonnia variano dalla sonnolenza occasionale a quella cronica, con cefalee, risveglio difficoltoso, astenia, difficoltà di concentrazione. Le ipersonnie si suddividono in diverse forme: ipersonnia da sonno insufficiente e pseudoipersonnia (chi dorme troppo), c’è una ipersonnia associata all’assunzione di farmaci, a malattie, a condizioni ambientali sfavorevoli.

Esiste una ipersonnia associata a disturbi psichiatrici, c’è quella legata alla “sindrome delle gambe senza riposo”. E poi ci sono l’ipersonnia idiopatica e la narcolessia: chi soffre di questi disturbi, nonostante la grande quantità di sonno, non si sente riposato al risveglio e fatica ad alzarsi al mattino.

Ipersonnie, l’eziologia è sconosciuta

L’ipersonnia idiopatica è un disturbo che si presenta generalmente con un aumento prolungato della durata del sonno notturno (superando anche le dieci ore), sonnolenza diurna, micro-sonni diurni involontari e non riposanti

 È accertata, spiega la rete Orphanet, anche la presenza di una ipersonnia idiopatica senza aumento della durata del sonno, ma con sonnolenza diurna che si protrae per oltre 3 mesi. La diagnosi è complessa, poiché richiede che vengano escluse tutte le altre possibili cause di sonnolenza, come ad esempio un sonno notturno frammentato, disturbi respiratori in sonno, assunzione di farmaci, disturbi dell’umore. L’esordio della malattia avviene di solito prima dei 25 anni (in genere tra i 15 e i 30 anni) e mostra una prevalenza pari a 4-15 individui su 10mila.

Per quanto riguarda invece la narcolessia, in questo caso abbiamo a che fare con un disturbo grave, invalidante, ma soprattutto cronico, che colpisce 1-2 persone su 1.000 e permane per tutta la vita. Si caratterizza per la presenza di quattro sintomi cardine: eccessiva sonnolenza diurna (con impulso irrefrenabile all’addormentamento, attacchi di sonno improvvisi durante il giorno, specialmente mentre si compiono attività monotone; perdita delle forze fino a volte anche la caduta a terra (cataplessia) in presenza di forti emozioni; sogni a occhi aperti, allucinazioni visive (ipnagogiche); incapacità a muoversi (paralisi in sonno) all’addormentamento e/o al risveglio, sebbene il paziente sia cosciente.

Sia per quanto riguarda l’ipersonnia idiopatica, sia a proposito della narcolessia, l’eziologia a oggi è ancora sconosciuta.

Ipersonnie, i rimedi

Attualmente, - spiega l’Istituto di terapia cognitivo-comportamentale A.T. Beck di Roma -  non esistono trattamenti che sia in grado di risolvere questo tipo di disturbi, ma ci sono tutta una serie di accorgimenti comportamentali e di farmaci che aiutano a tenere i sintomi sotto controllo. Per la sonnolenza i farmaci più utilizzati sono psicostimolanti, che aiutano a mantenere elevato il livello di vigilanza. Per gli altri sintomi (cataplessia, allucinazioni ipnagogiche e paralisi del sonno), si usano gli antidepressivi triciclici e, di recente, sta dimostrandosi efficace l’utilizzo di farmaci antidepressivi biciclici, che tra le altre cose, oltre ad aiutare a tenere sotto controllo la cataplessia, aumentano il livello di vigilanza.

Il solo trattamento farmacologico non è però sufficiente ed è molto importante che la persona sia cosciente della natura cronica e invalidante del proprio disturbo. È fondamentale, poi, agire a livello comportamentale. Bisogna istruire il paziente (nel caso dei bambini il genitore) su alcuni accorgimenti – spiegano gli esperti - da adottare per contrastare il problema. Tra i più efficaci: fare riposini di 15-20 minuti ogni due ore circa; assumere sostante stimolanti come caffè, tè o cola; prima di svolgere attività potenzialmente “pericolose”, come, per esempio, mettersi alla guida dell’auto, è bene ricordarsi di fare un riposino, anche solo di 15 minuti.

Associare un supporto psicologico/psicoterapeutico è infine essenziale al fine di rendere efficace la terapia. La sintomatologia del disturbo porta infatti in molti casi a una riduzione dell’autostima, alla tendenza all’isolamento (legata alla paura di addormentarsi in pubblico) e a disturbi dell’umore. Il supporto psicologico nei pazienti affetti da ipersonnie è per queste ragioni utilissimo nel gestire e tenere sotto controllo il disturbo.