La melanina è una risorsa preziosa del nostro corpo: è infatti il pigmento alleato della pelle che garantisce la protezione dai raggi solari. La melanina è responsabile dell’abbronzatura, che altro non è che una barriera difensiva messa in atto dal nostro organismo per non farsi danneggiare dal sole.

L’esposizione ai raggi ultravioletti dà infatti inizio al processo cosiddetto di melanogenesi, la sintesi da parte di cellule specializzate dell’epidermide (i melanociti) e l’accumulo del pigmento bruno.

Melanina, la protezione dai raggi solari

Senza melanina, la nostra pelle sarebbe completamente priva di difese di fronte al rischio di scottature. Il sole fa bene, è vero: aiuta il corpo a sintetizzare le vitamina D, fa stare bene e mette di buon umore (attiva la produzione di melatonina).

Ma il sole è anche coinvolto nei processi di precoce invecchiamento cutaneo ed è il primo responsabile dei tumori alla pelle. Va perciò preso con giudizio, proteggendosi e informandosi. Esistono tre tipi di melanina:

  • l’eumelanina, che dà il colore ai capelli e può essere nera o marrone: è presente nelle chiome nere, castane, bionde e grigie. Piccole quantità di eumelanina nera sono responsabili dei capelli grigi, mentre una piccola quantità di eumelanina marrone rende i capelli biondi.
  • C’è poi la feomelanina che si trova sia nella pelle che nei capelli. La sua concentrazione è maggiore nelle donne rispetto agli uomini e dà origine a un colore che va dal rosa al rosso. È indipendente dal colore della pelle della persona, ma si trova in grandi quantità nei soggetti con i capelli rossi ed è molto concentrata nelle mucose.
  • La neuromelanina, infine, è una sostanza molto scura, che si trova in quattro aree del cervello che sviluppano la pigmentazione nel corso della crescita dell’individuo. Il carattere funzionale di questo tipo di melanina non è però del tutto noto.

Melanina ed espozione al sole: da sola non basta a proteggersi

Se ci esponiamo al sole per troppo tempo e senza protezione, specie in estate, la nostra pelle subisce dei danni che possono essere immediati o cronici (duraturi con il tempo). Nella fase acuta, spiegano gli esperti, le cellule producono alcuni mediatori dell’infiammazione e il rilascio di alcune sostanze che provocano l’eritema, cioè l’arrossamento della pelle, e prurito sino ai casi gravi con formazione di bolle e vescicole.

In questa situazione è necessario evitare ulteriori esposizioni solari e applicare localmente creme in grado di attenuare il rossore e il prurito. Nella fase cronica che segue, nel tempo, la fase acuta, il danno si verifica a livello del DNA delle cellule più profonde dell’epidermide. Generalmente le cellule attivano meccanismi di riparo del DNA danneggiato, ma nel caso di danni continui e ripetuti per lungo tempo le cellule possono perdere la capacità di auto-ripararsi e si può osservare l’insorgenza di lesioni pre-tumorali, come le cheratosi attiniche, o tumorali della pelle come i carcinomi basocellulari e spinocellulari.

Queste ultime lesioni non vanno trascurate: ognuno di noi può esaminare la propria pelle, guardandosi, e richiedere una vista specialistica ogni volta che nota lesioni atipiche. La produzione di melanina dà un grosso aiuto al nostro corpo nel proteggerlo dai danni solari. Ma non basta. Cosa si può fare?

  • Evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata (11-16).
  • Indossare occhiali da sole e cappellino e, eventualmente, abbigliamento fresco e chiaro se l’esposizione al sole è obbligata.
  • Cospargersi di crema solare del fototipo giusto: quello cioè che riflette la qualità e quantità di melanina presente nella pelle ed è associato ai colori di occhi e capelli della persona. Conoscere il proprio fototipo è fondamentale perché serve a prevenire proprio le reazioni della pelle quando viene esposta al sole e anche a conoscere il tipo di abbronzatura che avremo.