Che relazione esiste tra le intolleranze alimentari e i metodi anticoncezionali?

che relazione esiste tra le intolleranze alimentari e i metodi anticoncezionali
Scritto da:
Prof.ssa Alessandra Graziottin
Specialista in Ginecologia e ostetricia e Oncologia

I contraccettivi orali non sono adeguati in caso di intolleranze alimentari. Intervista alla Prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell'Ospedale San Raffaele Resnati di Milano.

Intolleranze alimentari e metodi anticoncezionali, che relazione esiste?

Ancora poca attenzione viene data in Italia al ruolo delle intolleranze alimentari nel modificare, anche in maniera consistente, l’assorbimento dei farmaci assunti per via orale.

In particolare ci sono due grandi tipologie di intolleranze alimentari:

  1. Intolleranza al glutine: la malattia è chiamata Celiachia a causa della quale si producono anticorpi che 'sbagliano bersaglio' e che, in altre parole, vanno ad attaccare la mucosa dell’intestino provocando uno stato infiammatorio cronico responsabile delle alterazioni negli assorbimenti a livello intestinale - almeno finché non viene diagnosticata la malattia - di ferro, calcio e oligoelementi essenziali. Le persone affette da celiachia da bambini, ad esempio, possono andare incontro a difficoltà di crescita e, da adulti, ad anemie importanti. Nelle donne in età fertile la celiachia può addirittura attaccare l’ovaio provocando infertilità, amenorrea e Menopausa precoce.
  2. Intolleranza al lattosio: interessa circa 20 milioni tra uomini e donne (60% della popolazione). Le donne che hanno questo problema manifestano disturbi alimentari, in particolare con grande produzione di gas, dovuta ad alterata fermentazione intestinale, per cui soggette a coliche addominali e alterazione nell’assorbimento dei farmaci.

A quali rischi si espone una donna con intolleranza al glutine e al lattosio nel caso utilizzi un contraccettivo non adeguato alla condizione di intolleranza alimentare?

L’assunzione della pillola, metodo anticoncezionale assunto per via orale, non è idonea nelle donne con celiachia o intolleranza al lattosio. Ciò perché le compresse, come la maggior parte dei farmaci assunti per via orale, contengono glutine o lattosio e possono provocare intolleranze con conseguente Diarrea e, dunque, un malassorbimento del principio attivo che comporta minore efficacia e scarsità di risultati dal punto di vista terapeutico.
Ciò può tradursi, da un lato nel peggioramento dei sintomi intestinali, e quindi un abbandono del metodo contraccettivo per un effetto collaterale che in realtà c’entra poco con gli ormoni ma è dovuto agli eccipienti come appunto il lattosio contenuto nella pillola; dall’altro potrebbero verificarsi piccole perdite di sangue durante l’assunzione della pillola perché, assorbendo meno principio attivo, meno estrogeni, meno progesteroni è chiaro che anche l’utero non è stabile dal punto di vista dell’endometrio.
Il terzo rischio è la diarrea, conseguenza di un’intolleranza alimentare non ben diagnosticata che provoca una consistente accelerazione nel transito intestinale e il rischio di una minore efficacia contraccettiva della pillola.
Per questi motivi è giusto scegliere una via che non sia vulnerabile ai problemi legati all’intolleranza alimentare quindi una scelta transdermica o trasnvaginale: nella prima con il cerotto contraccettivo e nella seconda con l’anello vaginale.

Tra i due quali scegliere?

Un aspetto importante che troviamo anche nella letteratura scientifica è che l’anello vaginale, perfetto in presenza di sintomi gastro-intestinali, non è adatto in presenza di colite perché le donne soggette a questa sintomatologia tendono ad avere più infiammazioni intestinali, più infiammazioni vaginali e l’anello può peggiorare questa situazione.
Quindi, la scelta di eccellenza resta, nei casi di disturbi gastrointestinali e colite ulcerosa, la via transdermica, un cerotto contraccettivo che dia il vantaggio di cedere una quantità costante di ormoni nelle 24 ore quindi di avere livelli plasmatici regolari (primo grande vantaggio di efficacia contraccettiva).
Inoltre, passando attraverso la pelle, l’ormone arriva direttamente ai vari organi, saltando il passaggio epatico e diventando quindi 'più leggero' per il fegato.
In ogni caso, per le donne che non soffrono di intolleranze alimentari, di disturbi intestinali come le coliti croniche oppure di disturbi dei comportamenti alimentari, la pillola rimane il metodo contraccettivo più indicato.

Quali consigli e suggerimenti si possono dare ad una donna con problemi di intolleranze, utili prima di andare a visita dal ginecologo?

Una donna che non presenta gonfiore addominale dovuto a fermentazioni intestinali, che è 'regolare' nel senso che l’evacuazione compare una volta al giorno, con feci ben formate, non ha motivo di ipotizzare intolleranze alimentari.

Viceversa, tutte le volte in cui si hanno difficoltà digestive, alternanza di stitichezza con diarrea, gonfiori addominali, anemie, cefalee costanti e continue, è opportuno fare degli approfondimenti in questo senso e parlarne con il proprio medico di famiglia e con il ginecologo per la scegliere le soluzioni farmacologiche più efficaci.

13/12/2017
19/11/2010
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Prof.ssa Alessandra Graziottin
Specialista in Ginecologia e ostetricia e Oncologia