Discromie cutanee: come si manifestano e cosa fare

discromie cutanee come si manifestano e cosa fare
Scritto da:
Dr. Giovanni Felice
Specialista in Dermatologia e venereologia

Il colore della pelle umana è variabile. Intervista al Dott. Giovanni Felice, Specialista in Dermatologia e Malattie veneree. 

Cosa sono le discromie cutanee e quali le cause?

Per discromia cutanea si intende la presenza, su ambiti più o meno ampi della superficie cutanea, di “macchie” di numero ed estensione variabile, più chiare o più scure rispetto alla normale tonalità cromatica della pelle e sostanzialmente dovute ad una carenza o ad un eccesso localizzato di Melanina. Si parla di ipocromia (o acromia nella sua forma più grave) per le macchie chiare e di ipercromia per le macchie più scure.
Le cause possono essere le più disparate: da un effetto pigmentante anomalo e disomogeneo da parte del sole, sia esso spontaneo in soggetti predisposti (cloasma) o indotto da fattori irritativi chimici locali (es. Dermatite pigmentaria da essenze profumate o da lattice di fico), oppure come esito di ustioni solari ripetute (lentigo attiniche) o esito di reazioni infiammatorie particolarmente intense (pigmentazioni post-infiammatorie).
Sempre nell'ambito delle ipercromie le macchie possono essere di natura biotica, indotte dalla iperproliferazione di miceti, come nella Pitiriasi versicolor ipercromizzante, o da batteri come nell'eritrasma.
Le cause delle macchie ipocromiche, invece, possono essere di natura autoimmunitaria, come nel caso della vitiligine, di natura post-flogistica come nella pitiriasi alba (eczematide ipocromizzante) o di natura infettiva (pitiriasi versicolor ipocromizzante).

Come si manifestano le alterazioni del colore della pelle?

Le discromie cutanee, siano esse da eccesso o difetto di melanina, si possono manifestare con macchie di diversa forma e dimensioni, con margini netti o sfumati, localizzati per lo più al volto (cloasma, lentiggini, efelidi, discromie postinfiammatorie, eczematide ipocromizzante, vitiligine) o alle estremità (lentiggini, vitiligine, leucodermia coriandolo), ma anche, a volte al tronco (pitiriasi versicolor, pitiriasi alba). La loro estensione può variare da pochi millimetri, come nelle lentiggini o nelle efelidi, fino a diversi centimetri, come nel cloasma attinico o nella pitiriasi alba.

Cosa fare contro le discromie cutanee? Come prevenirle e come trattarle?

Diversi sono gli approcci terapeutici a disposizione del Dermatologo, a seconda della natura del disturbo discromico e alla sua estensione. Per quanto riguarda le iperpigmentazioni, ed in particolar modo il disturbo di gran lunga più diffuso, soprattutto nel sesso femminile, cioè il melasma o cloasma (solare o gravidico), in prima battuta si ricorre all'uso di topici depigmentanti. Si tratta di creme o gel veicolanti molecole ad azione inibente sulla melanogenesi, come l'acido glicolico, l'acido kogico, l'acido azelaico, l'acido ascorbico, l'acido glicirretinico ed il beta-resorcinolo. In realtà si tratta di depigmentanti che hanno soppiantato nella pratica clinica l'uso dell'idrochinone, ben più potente ma ritirato dal commercio diversi anni fa, in quanto ritenuto cancerogeno. Agli agenti topici depigmentanti spesso il Dermatologo associa, in soggetti selezionati, sedute di peeling chimico, ad azione esfoliante, a base di acido piruvico, da solo o in associazione ad acido kogico e/o mandelico. Se tutto ciò non basta a risolvere il problema si può ricorrere a terapie fisiche più aggressive, come il LASER o la dermoabrasione.

Per quanto riguarda le iperpigmentazioni di origine infettiva, chiaramente la Terapia è di tipo antimicrobico mirato, preferibilmente dopo accurato accertamento microscopico. Le ipocromie, invece, richiedono trattamenti differenziati e spesso con scarsi successi. La vitiligine, sempre imprevedibile e di difficile approccio terapeutico, risponde meglio se localizzata al volto; per essa si ricorre a terapia immunosoppressiva locale (unguenti cortisonici potenti, tacrolimus) o generale nei casi più estesi ed impegnativi (boli cortisonici parenterali o ciclosporina per os), oppure a ripetute sedute di fototerapia con UVB a banda stretta, con discreti risultati.

L'eczematide ipocromizzante, ritenuta da molti una forma lieve di dermatite atopica, di solito risponde a brevi cicli di terapia cortisonica topica, con successivo uso locale (o per via orale) di prodotti a base di Acido para-aminobenzoico, una molecola ad azione melano-stimolante.
Le macchie cutanee chiare della Pitiriasi versicolor, nella sua variante ipocromizzante, scompaiono anche a distanza di alcune settimane dalla sospensione della terapia a base di antimicotici locali o per via generale.
La prevenzione delle macchie scure della pelle, ed in particolar modo del cloasma del volto nelle donne, è affidata a schermi solari ad alta protezione in combinazione con depigmentanti da usarsi per tutto il periodo di irradiazione solare estiva. Poco o nulla si può fare per la prevenzione delle discromie ipocromiche.

Leggi anche:
Le piattole (pediculosi), anche dette pidocchi del pube (ftiriasi), si trasmettono per contatto e si possono trovare anche nei bambini.

 

Con il grant educazionale di:

05/07/2018
12/11/2012
Dermatologia e venereologia Abbronzatura Estate Interviste Pelle
TAG: Dermatologia e venereologia | Interviste | Pelle | Estate | Abbronzatura
Scritto da:
Dr. Giovanni Felice
Specialista in Dermatologia e venereologia