Esaurimento nervoso: il male delle star

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La rock star Tracy Morgan, Paris Hilton, Jennifer Lopez e adesso anche Demi Moore. L’elenco dei personaggi noti che vengono ricoverati per problemi come depressione e disturbi alimentari si allunga e sui giornali le copertine etichettano sempre, genericamente, come 'esaurimento nervoso' la causa del loro crollo.

Un termine molto ampio e generico che certamente serve ai PR dei Vip per giustificare qualsiasi tipo di ricovero ospedaliero e magari nascondere la vera natura dei problemi dei loro clienti: spesso disturbi alimentari e abuso di sostanze, raramente un semplice crollo nervoso causato da stress e mancanza di sonno.

Ma cos’è l’esaurimento nervoso e come si riconosce?

Intervistato dai media americani, un medico del Lenox Hill Hospital di New York ha spiegato che l’esaurimento è più un sintomo che una Diagnosi e le persone famose possono essere ricoverate per un generico esaurimento anche se dietro ci sono altri problemi come disidratazione, problemi metabolici, infezioni o alterazioni ormonali.

In medicina il termine esaurimento nervoso (o nevrastenia) venne introdotto nel diciannovesimo secolo da George Miller Beard, neuropsichiatra statunitense, con lo scopo di definire una serie di sintomi come stanchezza e debolezza fisica e mentale.

Difficoltà a concentrarsi nel lavoro, debolezza e stanchezza fisica, impossibilità a rilassarsi, Vertigini, apatia, insonnia o, al contrario, eccessivo bisogno di dormire, umore irritabile e 'nero', mal di testa, incapacità di tollerare lo stress: il quadro dei sintomi legati all’esaurimento nervoso è variegato e chiarisce, dunque, la difficoltà a circoscrivere nell’espressione esaurimento nervoso un’ampia gamma di disturbi che a volte possono essere ascritti anche a patologie diverse, come la depressione (i cui sintomi sono spesso simili a quelli della nevrastenia).

Parlare di esaurimento nervoso suggerisce l’idea che le riserve mentali necessarie per affrontare la vita, gli impegni e le difficoltà di tutti i giorni si possano esaurire, ma in realtà gli esperti ritengono che ciò non sia possibile.

È probabile che dover far fronte a una prolungata condizione di tensione e Stress possa compromettere l’equilibrio psicologico e che, in una certa fase della vita, e soprattutto in chi è più vulnerabile di fronte ai disturbi psicologici, questa continua tensione provochi un crollo che si manifesta, appunto, con i sintomi tipici dell’esaurimento nervoso.

Secondo gli esperti l’abuso di alcune sostanze, come il tabacco, la caffeina, gli alcolici e alcuni farmaci, può aumentare il rischio di esaurimento nervoso in periodi particolarmente stressanti e per questo è importante non sottovalutare mai l’importanza del proprio benessere psicologico, anche nei momenti più difficili e stressanti della vita.

Il punto di vista
Neurologia

Pensare al sistema nervoso come qualcosa che possa 'esaurirsi' è un'immagine mentale priva di qualsiasi terreno biologico, o meglio, esiste in natura come possibilità di deterioramento reale dei costituenti della materia nervosa; ma in quel caso si parla di demenza, o comunque di malattia neurodegenerativa in senso stretto.

Certo, non col significato che tutti evochiamo alla mente quando sentiamo parlare di 'esaurimento nervoso'. Personalmente, avendo già un'età, penso subito a quelle condizioni un po' patetiche, di ambiente borghese del Novecento, quando ci si riferiva al povero parente finito in manicomio perché "aveva dato di testa", per cui si utilizzava la formula di 'esaurimento nervoso' per cercare con questa pietosa espressione di dissimulare la vergogna di avere il pazzo in famiglia.

Infatti, da quando i manicomi non esistono più (o almeno non vengono più 'ufficialmente' utilizzati) anche la terminologia urbana è cambiata: oggi quando una persona avverte un profondo disagio davanti alla necessità di far fronte alle quotidiane vicissitudini riferisce 'depressione', 'attacchi di panico', 'stanchezza cronica'.

Oddio, il gergo popolare utilizza ancora espressioni come "sto esaurito", ma se per questo si sentono in giro anche frasi del tipo "sto sclerando" che rimandano immaginificamente ad una condizione di mostruosa e fumettistica arteriosclerosi cerebrale subitanea. Il problema, al di là del lessico, rimane quello suggerito dal significato di 'esaurimento'.

La capacità evocativa della parola rimanda all'idea di un bagaglio di risorse che viene consumato fino allo stremo nell'esercizio di un compito. Qual è il compito? In senso lato, il buon adattamento all'ambiente, il mantenimento dell'armonia. In quest'ottica, l'idea di esaurimento porta subito all'associazione con il concetto, anch'esso strausato, di stress.

Anche per la nozione di stress esiste un'ampia sovrapposizione di significati che, se nelle scienze biologiche rimane abbastanza univoco (lo stress corrisponde ad un processo dinamico in cui il contrasto tra forze contrapposte è particolarmente elevato), nell'uso generale connota più spesso l'effetto destruente dello sforzo sul soggetto che lo compie (essere 'stressato') oppure, all'opposto, la causa dell'effetto (stress come agente potenzialmente dannoso).

Globalmente, ci si accorge di essere di fronte a sensazioni umane universali il cui armamentario descrittivo linguistico appare vago ed insufficiente. E anche l'aggettivo 'nervoso' non può certo essere immediatamente attribuito alle funzioni del sistema nervoso così come è modernamente concepito.

La fatica, la debolezza, il deficit delle funzioni coscienti del sistema nervoso rientrano in sindromi obiettivabili, la maggior parte delle volte anche conoscibili sul piano bio-organico. Il tentativo di evocare la funzione nervosa 'in esaurimento' fa trasparire la sensazione che normalmente attribuiamo al buon funzionamento del nostro 'io' cosciente: buon umore, regolarità dei ritmi, sensazione di armonia con l'ambiente, condivisione di significato delle sensazioni con i propri simili.

Quando qualcuna di queste qualità si altera si avverte lo sconcerto della 'perdita di funzione', da cui la pregnanza semantica del termine 'esaurimento'. La psichiatria moderna non può certo accettare un concetto così generico per indicare nosologicamente una 'sofferenza dello spirito': oggi i disordini dello stato affettivo, delle capacità comportamentali e razionali vengono analizzati, distinti e classificati, nel tentativo (ahimè, non sempre felice) di proporre terapie specifiche, 'ad hoc'.

L'esaurimento nervoso rimane il racconto della traversia dell'anima, di colui che stava bene e che, per motivi inspiegabili, si ritrova a soffrire la perdita dell'armonia interiore. Il termine, più che lo stato oggettivo del paziente, riesce ancora ad indicare questo rovinoso percorso: il 'paradiso perduto'.

06/06/2015
08/02/2012
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