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Carcinoma dello stomaco

Carcinoma dello stomaco

Il carcinoma dello stomaco è una delle prime cause di morte per tumore. I sintomi, come la perdita di peso, hanno spesso insorgenza tardiva.
In questo articolo:

Che cos'è il carcinoma dello stomaco?

Sebbene negli ultimi decenni l'incidenza sia significativamente diminuita, il carcinoma dello stomaco resta una delle principali cause di morte per tumore. Predilige gli uomini, è raro prima dei 40 anni, ha massima incidenza tra la sesta e la settima decade. In Italia vengono formulate circa 17.000 nuove Diagnosi ogni anno, mentre l'incidenza più elevata nel mondo si osserva in Giappone, Corea e Costa Rica. Il rischio di ammalarsi aumenta con l'assunzione di alimenti ricchi in amido e di cibi affumicati o salati, viceversa diminuisce di circa il 50% rispettando una dieta ricca di frutta e verdura. La gastrite atrofica, l'anemia perniciosa, una pregressa gastroresezione tipo Billroth II (intervento spesso praticato in passato per la terapia delle ulcere gastriche) e l'infezione da Helicobacter Pylori presentano una chiara correlazione con l'insorgenza di questo tumore. In un caso su dieci sono colpiti in età giovanile che hanno altri familiari affetti, e che sono pertanto considerati geneticamente predisposti.

Come accorgersi del carcinoma allo stomaco

Nella maggior parte dei casi i disturbi sono aspecifici ed hanno insorgenza tardiva, perciò la diagnosi è posta in fase già avanzata di malattia. I sintomi più comuni sono la perdita di peso, il dolore riferito alla "bocca dello stomaco" (epigastralgia), l'astenia, l'anemia; il difficoltoso transito esofageo del bolo alimentare (disfagia) indica una probabile localizzazione alta (cardias), mentre la presenza di vomito suggerisce una localizzazione bassa (antro-pilorica).

Carcinoma dello stomaco: gli esami e la diagnosi

L'esame indispensabile per giungere alla diagnosi è la gastroscopia che consente, oltre alla visione diretta della lesione, la possibilità di eseguire prelievi bioptici e quindi di porre la diagnosi di certezza con l'esame istologico. La radiografia dello stomaco a doppio contrasto, esame radiologico tradizionale, consente di individuare il Tumore con minore precisione o, talvolta, ne mette in evidenza solo segni indiretti.
Oltre ad infiltrare gli organi vicini, quali l'esofago, l'intestino tenue, l'omento ed il pancreas, il cancro gastrico può diffondersi ai linfonodi perigastrici, ad organi contenuti nella cavità peritoneale (ad esempio le ovaie) e ad organi a distanza, principalmente fegato, polmoni, scheletro ed encefalo.
Gli esami necessari ad individuare la eventuale diffusione regionale e a distanza del Tumore sono la TAC addomino-pelvica e la radiografia del torace; la TAC del torace e la scintigrafia ossea sono eseguite in casi particolari. È inoltre indicata la determinazione dei valori ematici di alcuni markers tumorali (CEA, CA 19.9).

Cosa aspettarsi

Gli elementi che maggiormente influenzano la prognosi dei pazienti affetti da tumore dello stomaco sono l'estensione locale della neoplasia e la sua eventuale diffusione ai linfonodi e/o ad organi a distanza. La sopravvivenza a 5 anni di pazienti affetti da tumore in fase iniziale (T1) è dell'80%; in caso di interessamento linfonodale tale valore oscilla, in funzione della entità, dal 50 al 20%.

Che fare

La possibilità di eseguire un intervento chirurgico che consenta di asportare radicalmente il tumore rappresenta, a tutt'oggi, l'unica speranza fondata di curare un cancro gastrico; purtroppo, nei paesi occidentali, gli interventi curativi sono possibili in non oltre la metà dei casi. L'intervento chirurgico radicale consiste nell'asportazione dello stomaco (con un'estensione variabile in funzione della localizzazione "alta" o "bassa") e dei linfonodi che si trovano a ridosso del viscere e nelle sue adiacenze. Anche in presenza di metastasi a distanza è indicata la resezione chirurgica del tumore primitivo, per prevenire le più comuni complicanze (emorragie, perforazioni) e migliorare la qualità della vita. Molti studi hanno dimostrato che pazienti operati radicalmente per una neoplasia già estesa ai linfonodi possono giovarsi di una terapia medica complementare (chemioterapia adiuvante), sebbene non sono disponibili dati conclusivi in tal senso.

La chemioterapia è certamente in grado di migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita nel caso di malattia metastatica, specie quando le condizioni generali del paziente siano soddisfacenti e quando il tumore non sia particolarmente diffuso. Al termine dei trattamenti è necessario sottoporre periodicamente i pazienti a controlli clinici, laboratoristici (esami del sangue, markers) e strumentali (esofagogastroscopia; radiografia del torace; TAC ed ecografia ad domino-pelviche). Non esistono modelli codificati di follow-up, perciò i controlli saranno personalizzati in base alle caratteristiche di aggressività e di diffusione della malattia e all'esperienza maturata dai singoli Centri.

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Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2019
5 minuti di lettura

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