10/02/2017

I giovani e le malattie sessualmente trasmesse: quanto sono informati?

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Contraccezione o prevenzione?

I giovani italiani dicono sì alla contraccezione ma non conoscono le principali regole della prevenzione e i rischi delle infezioni sessualmente trasmesse. È quanto emerge da una recente ricerca realizzata dal Censis sulla sessualità dei millennial e dei giovanissimi.

Secondo i dati raccolti, la prima esperienza sessuale degli italiani in media è intorno ai 16-17 anni. Il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi dichiara di stare sempre attento per evitare gravidanze, ma appena il 74,5% si protegge per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale.

La distinzione tra contraccezione e prevenzione non è sempre chiara. Il 70,7% usa il profilattico come strumento di prevenzione ma il 17,6% ricorre alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione.

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L'AIDS è la sindrome provocata dal virus HIV e comporta un drastico abbassamento delle difese immunitarie nell'individuo infettato.

I giovani e le malattie sessualmente trasmesse

Quasi la totalità dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni (il 93,8%) ha sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse. È l’AIDS la patologia che viene maggiormente citata (89,6%), seguita dalla sifilide, del Papilloma virus, dall’herpes genitale. Rispetto alle modalità di trasmissione dell’HPV, una bassa percentuale di giovani sa che il virus si può trasmettere anche attraverso rapporti sessuali non completi (58%).
"L’insufficiente conoscenza di queste infezioni e di come prevenirle è tra i principali problemi" ha dichiarato Andrea Lenzi, Professore ordinario di Endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma. "La maggior parte delle informazioni che i giovani hanno derivano infatti dagli amici, seguiti dai media e dai social network, lasciando spazio a molta spazzatura sul web. Parlando di Papilloma virus e di maschi, per esempio, spesso i ragazzi non sospettano minimamente di poter essere portatori di una infezione che può anche causare un tumore». È per questo motivo che la vaccinazione ha un ruolo fondamentale, anche per gli uomini. Il 73% degli intervistati pensa, infatti, che vaccinare anche i maschi sia una strategia utile per ridurre il rischio di contagio. Solo una piccola quota indica di non fidarsi del vaccino per gli effetti collaterali che può determinare (15,8%), perché credono erroneamente che la protezione duri poco (12,1%) o che non elimini la necessità di fare il pap test (12,1%).

 

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