Non riuscire a smettere di mangiare, senza fare caso alla quantità e alla qualità del cibo ingerito. Quegli attacchi di fame fuori orario, spesso dettati dalle emozioni (ansia, tristezza, noia, rabbia, senso di colpa e così via) e che portano a una incontrollabile voracità, costituiscono quella che normalmente viene definita “fame nervosa”, ossia l’impulso che porta a consumare cibo in modo compulsivo e automatico.
Non si tratta di una vera fame, dettata da normali meccanismi fisiologici, ma di una reazione legata a meccanismi psichici. Si può combattere, lavorando su se stessi.

 

Fame nervosa: per combatterla bisogna fare spazio dentro di sé. No a diete e farmaci

Spesso ricerchiamo nel cibo un appagamento che non riusciamo a trovare (o semplicemente a vedere) in altri aspetti della nostra vita: sicurezza, affetto, leggerezza, gioia. Per questo la fame nervosa non conosce sazietà e i meccanismi di controllo dell’appetito risultano completamente alterati. Evitare di sgranocchiare tutto il giorno e di abbuffarsi durante e fuori dai pasti è possibile a piccoli passi.

In che modo? Indagare le cause della fame nervosa è il primo step per liberarsene. Diete, farmaci e terapie spesso si rivelano inutili a placare quegli stati d’animo che il cibo sembra “coccolare”, trattandosi di rimedi esterni a un problema che viene soltanto da dentro.

Aprirsi con la mente, rendersi disponibili ad approfondire le ragioni che producono emozioni negative e tanto intollerabili da trasformare il cibo in un sedativo, sono invece i modi sani e costruttivi di affrontare il problema. Quando arriva quell’attacco di voracità allora è bene fermarsi un momento a riflettere su come ci si sente. Tristi? Arrabbiati? Stressati?

Chiedersi che emozione si sta provando magari aiutandosi con penna e taccuino aiuterà a capirsi meglio e anche a combattere, in maniera più serena, quel bisogno continuo di cibo. Ci si può chiedere successivamente perché ci si sente tristi o arrabbiati. Che cosa ci fa sentire così ansiosi. Come mai siamo sempre stressati e irritabili. Che cosa durante il giorno ci renderebbe più felici? Imparare a osservare le emozioni, sostare in loro, con loro, e saper aspettare è il modo positivo di guardarsi dentro e capire che forse, quel desiderio di cibo, potrebbe essere desiderio di altro, erroneamente “confuso” con qualcosa da ingurgitare.

Fame nervosa: combatterla con gli stimoli positivi

Il desiderio si può dunque direzionare altrove, trasformarlo in qualcosa di appagante che non sia un alimento: una passeggiata, una visita a un amico, un’idea da sviluppare, una gita da programmare e tanto altro.

Lo sport, per esempio, è un preziosissimo alleato: calma l’impulso, ci fa sentire meglio, è appagante e aiuta l’autostima. Lo yoga e la meditazione lavorano anche in tal senso. È bene anche evitare di riempire il frigorifero e le dispense di alimenti golosi e ipercalorici da arraffare senza criterio al primo sintomo di fame.

Banditi dolciumi, caramelle, prodotti da forno, bibite zuccherate e gasate, patatine, insaccati. Se non si può fare a meno di ingerire qualcosa, meglio deviare su frutta secca e altri cibi sazianti ma salutari. Naturalmente essere in grado di controllare cosa mangiare è tutt’altro che semplice, quando a guidare l’appetito non è il fisiologico bisogno di nutrirsi ma uno stato emotivo.

Allora, lasciando da parte diete e regimi alimentari troppo severi, ci si può aiutare cercando di rispettare il principio dei cinque pasti al giorno (tre principali e due spuntini) e mangiare senza mettere in pratica particolari rinunce ma scegliendo il cibo in maniera oculata. Quando il corpo si sentirà meglio (meno pesantezza, addome più sgonfio) anche la mente ne gioverà.