Essere pendolari, la malattia della modernità

essere pendolari la malattia della modernita

Vivere sempre con un occhio all’orologio e con l’ansia di uno sciopero o di un ritardo dei mezzi pubblici; sentire il treno o il pullman come il luogo più familiare dopo la casa e, forse, prima dell’ufficio: è la vita del pendolare, una categoria molto diffusa in Italia.

Secondo il Censis sono circa tredici milioni gli italiani che ogni mattina si alzano all’alba e affrontano la giornata lavorativa solo dopo aver trascorso ore in pullman o in treno. Risultato? Stress e Ansia ‘da ritardo’ o ‘da coincidenza’, demotivazione e scarsa creatività sul luogo di lavoro. Per molti, infatti, il vero impegno diventa arrivare sul luogo di lavoro e non essere a lavoro.

L’accumulo di stress e fatica si fa sentire e a rimetterci è proprio la capacità ricettiva sul lavoro, ma non solo.

Il pendolare, infatti, accumula ansia, stanchezza e rabbia che poi riversa molto spesso anche nei rapporti personali. Il dovere alla puntualità e la totale assenza di indipendenza rispetto ai ritmi che quotidianamente deve affrontare causano frustrazione e rabbia che spesso vengono sfogati fuori dall’ufficio. Pendolare è dunque sinonimo, nella maggior parte dei casi, di stressato.

È la cosiddetta ‘Sindrome da carro bestiame’: essere costretti a viaggiare per molto tempo, tutti i giorni, in condizioni spesso poco confortevoli non può che alterare l’equilibrio mentale e rendere il soggetto più vulnerabile ad attacchi di ira. Ma ad alterare la calma apparente del pendolare sono anche gli imprevisti. Per chi vive una vita scandita dalle lancette l’imprevisto è un problema di proporzioni incalcolabili: un ritardo, la cancellazione di un treno o uno sciopero possono stravolgere interamente i ritmi di vita e l’equilibrio quotidiano.

Insomma un cane che si morde la coda: lo stress nasce per i ritmi insostenibili a cui il pendolare è costretto, ma aumenta se qualcosa li sconvolge.

Un problema diverso per chi invece si allontana, per lavoro per mesi e mesi. Chi lavora su una nave o sulle piattaforme petrolifere vive per mesi lontano da casa concentrandosi totalmente ed esclusivamente sul lavoro. Il ritorno alla vita di tutti i giorni causa un problema differente rispetto a quello del pendolare: uno stato di alienazione e di ingestibilità del quotidiano.

Come vivere una vita senza lavoro? È il dramma per questo tipo di lavoratori, almeno appena ritornati. Insomma visti i rischi non può che sentirsi fortunato chi in ufficio ci arriva a piedi tutte le mattine.

07/08/2015
03/07/2008
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