Fare ordine, liberarsi del superfluo, conservare l’essenziale, rinunciare alla bulimia dell’accumulo. Fare, in una parola, decluttering.

Fare decluttering vuol dire eliminare ciò che non serve e liberare spazio. Questa attitudine sta diventando sempre più una filosofia di vita. Il “magico potere del riordino”, per citare il delicato metodo giapponese che aiuta a mettere ordine alla propria casa e un po’ anche alla propria esistenza, racchiude un concetto che si può applicare anche al nostro spazio emotivo, per liberarci una volta per tutte dei pensieri negativi, del rimuginio, delle “scorie” interiori, delle zavorre del passato che bloccano l’azione nel “qui e ora” e impediscono una crescita felice.

Decluttering emotivo, meglio partire dall’ambiente esterno

Fare decluttering emotivo si può ma richiede un taglio, una capacità di lasciar andare. Non è semplice non farsi sopraffare dalle “cose”, dagli oggetti, ma anche dai pensieri, dai progetti, dai ricordi, dalle liste, dalle previsioni, dalle preoccupazioni. È necessario dargli lo spazio adeguato, non restarne vittima.

Per fare ordine nel proprio cuore bisogna partire dall’ambiente circostante. Non si può trovare la serenità se si abita uno spazio in cui gli oggetti non hanno una loro collocazione, ma sono buttati a casaccio.

Esiste una connessione fortissima tra le cose della nostra casa e la nostra mente: gli oggetti rappresentano momenti di vita che abbiamo vissuto, desideri che abbiamo e che abbiamo avuto, ricordano persone, luoghi, sogni, progetti. È difficile disfarsene, smistare, buttare. Siamo naturalmente portati a conservare tutto, fuori e dentro di noi, a trattenere.

Ma le informazioni che ci arrivano dall’ambiente sono potenti segnali per la nostra interiorità: sono gli elementi che ci portano a pensare a “come sarebbe stato se…”, con tutto il loro carico di “avrei dovuto…” e “avrei potuto”, di sensi di colpa o di rimpianti. E arriva un momento in cui mettere ordire, fare decluttering, appunto, è necessario, per fare spazio al nuovo e per andare avanti, oltre che per adattare il nostro ambiente a quello che siamo adesso, che certamente non corrisponde a quello che eravamo ieri.

È quello il momento in cui bisogna decidere, scatoloni alla mano, cosa buttare, cosa regalare, cosa riutilizzare e cosa conservare (perché per fortuna intorno a noi ci sono anche molti oggetti che ci portano a fare pensieri positivi e ci fanno stare bene). Quattro voci per quattro azioni di riordino dell’esistente che ci metteranno da subito in una condizione propositiva e più stimolante. Come a dire: “riparto da qui, da quello che davvero per me adesso conta”.

Decluttering emotivo, come eliminare i pensieri negativi

Spazzare via ciò che ci impedisce di essere felici, come cita Donald Altman, psicoterapeuta e scrittore, significa impegnarsi per raggiungere diversi obiettivi: “coltivare uno splendido giardino dei pensieri”, piantare i semi dell’amicizia e allargare la tribù, mettere un freno al lavoro e alla velocità, vaccinarsi contro la febbre del consumismo, essere flessibili, ammorbidirsi e lasciar andare, e prevenire altra spazzatura emotiva. Con queste parole l’autore, ex monaco buddista, promette “Mindfulness e Decluttering in azione”.

E ci riesce. Altman aiuta a demolire e smistare tutto il ciarpame della nostra soffitta interiore che, giorno dopo giorno ci si attacca addosso come una colla “al punto che spesso la consideriamo inseparabile dal nostro senso di sé e dall’identità personale”.

Altman allora propone di liberarsi dei pensieri negativi e fare decluttering emotivo in 4 passaggi:

  1. Riconoscere ed eliminare la spazzatura emotiva del passato;
  2. Eliminare la spazzatura relazionale, culturale e ancestrale;
  3. Prevenire altre spazzature emotive con il decluttering quotidiano;
  4. Trasformazione e appagamento con la pace, lo scopo, l’interezza.

Che cos’è nello specifico questa “spazzatura emotiva” di cui si parla? “Può trattarsi di un’esperienza dell’infanzia – scrive lo psicoterapeuta, autore di numerosi saggi sulla Mindfulness – in cui siamo stati respinti dagli altri e ci siamo convinti di non meritare amore. Potrebbe essere una vecchia ferita di famiglia che fa ancora molto male.

Oppure una frase insensibile di un insegnante delle superiori, che una volta ci ha guardati dritti negli occhi e ci ha detto: da uno studente mediocre non ne tiri fuori uno brillante”. Può essere, insomma, qualsiasi cosa ci impedisca una crescita felice.

Anche questa spazzatura mentale, come gli oggetti che accumuliamo, va riordinata in appositi scatoloni. Serve, cioè, decidere con consapevolezza cosa serve portare con noi perché ci fa stare bene e cosa no. Tutto questo per distaccarci da strade vecchie già percorse e trovare nuovi sentieri in vista di un equilibrio emotivo per godersi la vita.

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