Yoga e respirazione

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Come mai Jacques Mayol - uno dei più grandi campioni di apnea profonda - attribuiva i propri record all’applicazione di tecniche Yoga? E ancora, perché anche nella Medicina Occidentale si consiglia sempre più spesso la pratica dello Hatha Yoga a pazienti asmatici o affetti da bronco-pneumopatie?

La risposta a entrambe le domande sta nel generale rinvigorimento fisico favorito dalle posizioni statiche (Âsana), ma soprattutto nel miglioramento della respirazione che si può raggiungere con la pratica costante del Prânâyâma.

Il Prânâyâma - parte integrante e talvolta sottovalutata dello Hatha Yoga - è l’insieme delle tecniche yogiche per il controllo del respiro. Teoricamente, il Prânâyâma mira a rallentare il respiro fino quasi a interromperlo, abbassando drasticamente Metabolismo e funzioni vitali. Nella pratica, porta a ottimizzare la respirazione, rendendola lenta, regolare, silenziosa e soprattutto efficiente!

Dice Van Lysebeth che “tra il modo di respirare di uno yogi e quello di un non iniziato c’è la stessa differenza che fra un bambino che sguazza nell’acqua e un campione di nuoto: il primo si dibatte, spreca energia e arriva appena a galleggiare, il secondo avanza velocemente e senza sforzo”.

Ovvio che bisogna acquisire dimestichezza con tecniche non sempre facili e che l’esercizio dev’essere costante, ma i risultati non si fanno attendere, sia come salute fisica, sia come benessere psicologico sia, ancora, in eventuali prestazioni sportive.

Perché le tecniche di Prânâyâma sono così efficaci? Il fatto è che agiscono in profondità sia sull’espirazione che sull’inspirazione, permettendo di assumere più Ossigeno con meno sforzo. Vediamo come agisce sulle due fasi della respirazione:

  • Fase espiratoria

Non si può riempire un vaso d’acqua limpida se prima non lo si è completamente svuotato dell’acqua torbida che conteneva! Nello Yoga, ogni esercizio inizia con una espirazione completa: ma svuotare i polmoni non è così semplice. Provate anche voi: dopo aver espirato, chiudete le narici e soffiate, poi contraendo gli addominali soffiate nuovamente… visto quanta aria 'usata' era rimasta? Per questo nello Yoga esistono diverse tecniche che insegnano a svuotare a fondo i polmoni, per lasciare spazio all’inspirazione di aria 'nuova'.

  • Fase inspiratoria

Anche l’inspirazione può essere migliorata per massimizzare l’assunzione di ossigeno, e anche qui le tecniche che lo Yoga mette a disposizione sono numerose.

Vediamo, ad esempio, la respirazione yogica completa, che consiste nell’armonizzare in un’unica inspirazione – fluida e ritmata – i tre modi di respirare parziali:

  • respirazione addominale: consiste nell'abbassamento del Diaframma, i polmoni di estendono verso il basso;
  • respirazione toracica: consiste nell'allargamento delle costole, i polmoni si estendono lateralmente;
  • respirazione clavicolare: consiste nel sollevamento della parte alta del torace, i polmoni si estendono verso l’alto.


In questo modo si aumenta percettibilmente la capacità polmonare, e i polmoni – precedentemente svuotati a fondo – possono accogliere molto più ossigeno che nella respirazione normale.

Dando per assodato che fumare fa male sempre, è altrettanto ovvio che chi pratica il Prânâyâma ha una ragione in più per non fumare, dato che i suoi polmoni sono più efficienti e quindi assorbono maggiormente l’ossigeno ma anche le sostanze nocive inalate dalla sigaretta.

Ma anche se non siete asmatici e non mirate a vincere una gara di apnea, imparate a respirare meglio! Guadagnerete come minimo una diminuzione dell’ansia, perché – si sa – la respirazione è sempre strettamente collegata allo stato psicologico della persona!

Come ogni attività Yoga, anche il Prânâyâma va praticato solo sotto la supervisione di un maestro di comprovate esperienza e serietà.



Fonti:

  • Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertà, BUR Saggi, Milano, 2007
  • André Van Lysebeth, Imparo lo Yoga, Mursia, Milano, 1987

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09/05/2017
18/04/2013
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