Attualmente, nel linguaggio comune, il termine ipocondria risulta essere molto utilizzato per descrivere un disagio legato alla preoccupazione persistente ed eccessiva per il proprio stato di salute. Ma qual è il suo reale significato? E come si cura?

Che cos'è l'ipocondria? Il significato del termine

L’origine etimologica di questa parola deriva dal greco ὑποχόνδρια e letteralmente significa sotto alla cartilagine del diaframma costale. Per gli antichi greci indicava infatti la parte addominale del corpo, le viscere, la sede dei sentimenti e delle passioni umane.

Ippocrate definiva l’ipocondria come un disordine dello stomaco e della mente senza distinzione tra la sfera corporea e quella psichica. Nella storia della medicina e della psichiatria, infatti, l’ipocondria non trova una classificazione univoca: per alcuni si tratta di un disturbo organico, per altri psichico. Emil Kraepelin, psichiatra e psicologo tedesco, verso la fine dell’800 suggerì una distinzione tra hypochondria cum materia, ovvero disturbo con sintomi reali ma esasperati, e hypochondria sine materia, disturbo senza alcuna base oggettiva.

Disturbo da sintomi somatici o da ansia di malattia?

Ad oggi in ambito psicologico, secondo la classificazione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V), si parla di Disturbo da sintomi somatici e Disturbo da ansia di malattia, a seconda che vi sia o meno la presenza di sintomi.

Come si riconoscono i sintomi del Disturbo da ansia di malattia a differenza del Disturbo da sintomi somatici? La differenza tra le due tipologie di disturbo è molto sottile.

Il Disturbo da ansia di malattia non proviene principalmente dal sintomo quanto dall’ansia derivante dal senso, dal significato o dalla causa attribuita ad esso.

Secondo il DSM-V, per parlare di Disturbo da ansia di malattia devono evidenziarsi i seguenti criteri:

  • preoccupazione di avere o di poter contrarre una grave malattia;
  • assenza di sintomi somatici o presenza di essi in forma lieve;
  • elevato livello di ansia riguardante la salute;
  • controllo ripetuto del proprio corpo cercando segni di malattia o evitamento di eventuali visite mediche.

La preoccupazione per la malattia è presente da almeno 6 mesi, ma la specifica patologia temuta può cambiare nel corso del tempo.

Il Disturbo da sintomi somatici proviene, invece, dal sintomo che genera disagio comportando alterazioni significative nel quotidiano con livelli molto elevati di preoccupazione riguardo la malattia.

I criteri diagnostici identificati dal DSM-V per definire la presenza del Disturbo da sintomi somatici sono:

  • uno o più sintomi somatici che generano disagio o portano ad alterazioni significative nella vita quotidiana;
  • pensieri, sentimenti o comportamenti eccessivi correlati a sintomi somatici o associati a preoccupazioni relative alla salute, come pensieri sproporzionati e persistenti circa la gravità del proprio stato, livello costantemente elevato di ansia con eccessivo dispendio di energia.

La convinzione di essere sintomatici si protrae per più di 6 mesi con dolore predominante o persistente.

Quali sono i meccanismi psicologici legati all’ipocondria?

Chi soffre di ipocondria rivolge una costante attenzione alle proprie sensazioni corporee con lo scopo di identificare la malattia temuta. Le preoccupazioni riguardano le funzioni corporee come il controllo del battito cardiaco, le alterazioni fisiche di lieve entità come la presenza di una piccola ferita o sensazioni fisiche vaghe come percepire il cuore in affanno. È possibile che si manifesti una preoccupazione per un organo specifico o per una malattia.

Tendenzialmente l’ipocondria genera stati di angoscia ed ansia anche solo ascoltando qualcuno che si è ammalato o leggendo notizie legate alla salute.

Eventuali rassicurazioni successive a visite mediche o esami diagnostici specifici non diminuiscono lo stato di agitazione. Il dubbio insorge costantemente e spesso la persona tende a ricercare maggiori informazioni attraverso internet per avere delle prove che possano confermare le sue ipotesi.

Le relazioni sociali degli ipocondriaci sono spesso compromesse a causa della continua ricerca di confronti e pareri focalizzati sulle proprie condizioni fisiche. Lo stato di inquietudine può interferire anche con le prestazioni lavorative determinando una compromissione totale delle funzioni.

Quali sono le possibili cause dell'ipocondria?

Le ipotesi circa la natura di tale condizione sono molteplici. Sicuramente la predisposizione ad avere un’eccessiva preoccupazione per le malattie si può collegare alle esperienze pregresse della persona che ne soffre e dunque a storie negative e traumatiche legate alla salute di familiari e/conoscenti.

Anche la tendenza a mantenere il controllo pare sia connessa all’insorgenza di un quadro ipocondriaco.

Un aspetto particolarmente rilevante risiede nel rapporto con il proprio corpo percepito come fragile così come la propria identità.

La persona ipocondriaca tende ad avere un’immagine di sé caratterizzata da una debolezza non solo sul piano fisico, intesa come vulnerabilità alle malattie, ma anche come debolezza psicologica, difficoltà nel controllare e gestire le emozioni.

L’ipocondria si collega al timore ancestrale della morte e l’allontanamento delle fantasie avviene attraverso la messa in atto di comportamenti rassicuranti.

Segnali di stress, piccoli problemi gastrointestinali, palpitazioni, dolori muscolari, vengono interpretati negativamente generando un processo di autodiagnosi attraverso l’osservazione ossessiva dei sintomi riscontrati nel proprio organismo e visti come segnali di una grave malattia.

La mancanza di consapevolezza riguardo la natura psicologica del problema comporta infatti una continua ricerca di spiegazioni che non si riveleranno mai abbastanza rassicuranti. Anche dopo un’accurata valutazione medica che attesta l’assenza di una patologia, la preoccupazione permane.

Quanto incide il momento storico nell’insorgere di questa condizione?

L’attuale periodo correlato alla presenza del Coronavirus comporta l’insorgenza di molteplici fattori di stress psicologico:

  • la paura di essere contagiati;
  • la paura di perdere i propri cari e di sentirsi impotenti;
  • la paura di poter essere portatori del virus e dunque responsabili di infettare gli altri;
  • la paura di aver contratto il virus in presenza di sintomi influenzali simili a quelli del Covid-19;
  • la paura di contrarre il virus all’interno di strutture sanitarie;
  • il timore di essere esposti a lutti improvvisi.

L’attenzione in questo caso non è rivolta al sintomo in quanto tale, ma alle possibili conseguenze. L’ipotesi di contrarre il Coronavirus genera un’angoscia costante che determina l’osservazione di sintomi e segnali fisici preoccupanti legati al virus e la messa in atto di comportamenti ossessivi per esercitare un controllo sul proprio corpo, come ad esempio misurare continuamente la temperatura.

Il processo psicologico alla base di questo meccanismo è rappresentato dal dubbio costante di aver contratto il virus seguito poi dall’immaginazione di scenari tragici, catastrofici.

Le tentate soluzioni messe in atto comportano la continua ricerca di rassicurazioni attraverso strategie fallimentari che aumentano la messa in atto di comportamenti ipocondriaci quali visite specialistiche, confronti o ricerca di informazioni in rete (cybercondria), un circolo vizioso di osservazione, controllo ed amplificazione dei sintomi.

Tra i più preoccupanti effetti sembra esserci l’insorgenza della mesofobia ovvero la paura patologica ed irrazionale nei confronti di ciò che rappresenta una potenziale fonte di contaminazione, infezione e malattia.

La linea di demarcazione tra ciò che è sano e ciò che risulta patologico è davvero molto sottile ed esiste sia una percentuale di persone precedentemente compromesse a causa di un disturbo ossessivo compulsivo, che una percentuale di nuovi casi.

Inoltre pur volendo effettuare delle distinzioni, le autorità sanitarie in questo preciso momento storico tendono a comunicare quanto sia fondamentale rispettare le norme igieniche con scrupoloso rigore. Di conseguenza è nell’equilibrio e nella moderazione delle azioni da mettere in atto che si evidenzia una differenza rispetto all’insorgenza di una vera e propria ossessione.

La pandemia ha influito moltissimo sull’aumento di questo fenomeno innalzando la soglia di ansia e preoccupazione. La condizione psicologica vissuta è caratterizzata da una profonda sofferenza e spesso ne consegue il senso di alienazione ed isolamento.

Quali sono le strategie per combattere l’ipocondria?

Il trattamento dell’ipocondria richiede un equilibrio e un’integrazione di più interventi sia di tipo psicoterapico che farmacologico, ma l’aspetto più prezioso risiede nel coraggio di poter chiedere aiuto. I meccanismi alla base del processo patologico sono complessi e affidarsi ad un professionista è essenziale

La psicoterapia è certamente un’efficace forma di intervento, un percorso verso la consapevolezza e il cambiamento con l’obiettivo di individuare e rompere lo schema mentale alla base dell’ipocondria, evitando il rischio di comorbidità con altre diagnosi.

Grazie anche alle nuove tecnologie, seguire un percorso di psicoterapia per superare la paura delle malattie è diventato ancora più semplice e accessibile. Si parla sempre più spesso, infatti, di psicoterapia online: un servizio di telemedicina che, a differenza della terapia tradizionale, avviene virtualmente e dunque in totale sicurezza.